Su Il Venerdì di Repubblica:
Cosa non architettano, in Italia,
per favorire gli amici... L'inchiesta fiorentina che ha svelato il giro d'imprese
e professionisti dagli sponsor eccellenti è solo la punta dell'iceberg. «Anche
quando dietro a certe opere non c'è il malaffare» osserva Massimo Gallione,
presidente da un anno dei 140 mila architetti italiani, «restano i guai
provocati da codici imprecisi o contraddittori. In Italia ci sono ottomila
Comuni e altrettanti modi di scrivere un bando. E, dove regna la confusione, è più
facile per i furbi approfittarne». (...)
Un'ulteriore «distorsione»
del mercato la segnala il presidente del Consiglio nazionale degli architetti
Gallione: il fenomeno delle consulenze assegnate ai dipartimenti universitari
per aggirare il divieto, imposto ai docenti di ruolo, di progettare. (...)
A chi, invece, non
vuole arrendersi, resta la via dei ricorsi: ogni anno, spiega Gallione, l'Ordine
ne presenta tra i venti e i trenta ai Tribunali amministrativi e altrettanti
all'Autorità di vigilanza. Che poi è la strada scelta pure dalle imprese dei
«giri » che contano, comprese alcune tra quelle sotto inchiesta. «Con una differenza
essenziale» spiega un architetto romano: «Mentre i ricorsi dei piccoli studi
spesso non portano a nulla, quelli dei "big" sono un titolo da spendere per la
gara successiva: sei arrivato secondo in un appalto sospetto? Ricorri al Tar e
il prossimo sarà tuo». E poi dicono che in Italia non s'architetta più nulla.
2)
Massimiliano Fuksas. Magari
fosse una cricca. Questo è il sistema Italia, dove lo Stato non c'è più. Secondo
uno dei più grandi architetti italiani l'unica speranza è «rifondare, ricostruire
dalle macerie». Che non mancano di Riccardo Staglianò
3)
L'eterno italiano che
rispunta, da don Rodrigo a Berlusconi
di Francesco Merlo