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Io me ne vado

 
Testata:
L'espresso
 
Data:
05-11-2010
 
Autori:
Letizia Gabaglio e Daniela Minerva
 
 
A sentire tutti gli addetti ai lavori intervistati da L'espresso per questa inchiesta basterebbe una semplice ragione: l'università italiana, con tutti i suoi guai, fornisce una buona preparazione; così  buona che poi, quando vanno all'estero, i nostri giovani spesso vengono acchiappati da mercati del lavoro molto più dinamici che sanno valorizzarli: e i media parlano di fuga di cervelli. Eppure sono più di 42mila i ragazzi italiani che nel 2008 hanno deciso di studiare all'estero, (...)

Architetti in bilico
Sul fronte opposto: difficilmente ci può venire in mente qualcosa di più internazionalizzato dell'architettura? Eppure per chi se ne va, spiega Massimo Gallione, presidente del Consiglio nazionale degli architetti: «Il rischio è quello di allontanarsi troppo dalla realtà professionale italiana. A volte è difficile anche lavorare all'interno dei nostri confini, cambiando regione perché le situazioni e le regolamentazioni sono diverse. Anche per gli aspiranti architetti, dunque, la formula è: 6-12 mesi, meglio nel primo periodo di studi quando si insegnano le impostazioni generali del mestiere. E meglio in luoghi come Barcellona, Madrid, o Parigi dove si possono trovare dei corsi interessanti perché combinano materie tecniche e artistiche con maggiore concretezza. Senza dimenticare che anche il più grande urbanista rischia di mettervi in testa delle idee che, aggiunge Gallione, «poco si attagliano alla realtà italiana. Basta pensare ai problemi delle nostre città: centri storici pieni di monumenti con periferie in espansione».
(...)

 
 
 
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