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I professionisti: no ai diktat sugli Ordini

 
Testata:
Corriere della Sera
 
Data:
08-07-2011
 
Autore:
Isidoro Trovato
 
 

Non è un bluff. Il ministro Tremonti lo ha ribadito qualche giorno fa: «Vogliamo entrare seriamente nel campo delle professioni» . Ma gli inquilini del campo non sembrano d'accordo: diventa sempre più forte la protesta dei professionisti contro i progetti (finora poco più che indiscrezioni) governativi di liberalizzazione. Le ipotesi, più volte avanzate, abbozzate, definite e poi ritirate a margine della manovra, prevedono un ampio spettro di possibilità: la rinuncia definitiva alle tariffe minime, la soppressione degli esami di Stato (solo per avvocati e commercialisti), l'apertura alla pubblicità per tutti gli studi professionali, l'eliminazione di ogni barriera d'ingresso all'attività. E adesso sono in tanti a pensare che si tratti di manovre di preparazione che portano alla «madre di tutte le liberalizzazioni» : l'abolizione degli Ordini professionali. Il governo non conferma e non smentisce nulla. Il ministro Tremonti assicura che nulla sarà lasciato al caso: «Si insedierà un'alta commissione per studiare le proposte in tema di liberalizzazione. Ci saranno gli esperti nominati dai ministeri competenti, dall'Ocse, dal Fondo monetario internazionale e dalla Commissione europea».

Una proposta inedita che ha sollevato qualche dubbio, come quello di Leopoldo Freyrie: «Servirà consultare anche la Nato per definire quelle che devono essere le nuove regole di ingaggio?» si chiede, non senza ironia, il presidente del Consiglio nazionale degli architetti. «I rappresentanti delle professioni - aggiunge Freyrie- chiedono da anni l'innovazione delle norme ordinamentali, con proposte di riforma serie e adeguate, che ogni governo sembra condividere salvo poi riavviare un processo incapace di arrivare in fondo: se finalmente è arrivato il momento, deve essere chiaro che tali norme devono essere finalizzate innanzitutto alla difesa dei cittadini e dell'ambiente, e non a una sorta di guerra contro gli Ordini professionali» . Eppure «il rumore dei nemici» lo sentono in tanti e anche al governo nessuno sembra sbracciarsi troppo per smentire questo clima un po' pesante. La sensazione è che dietro la parola liberalizzazione possa nascondersi quella della deregulation.

(...)


 
 
 
 

 

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