Detrazioni fiscali, accesso al credito, minori costi. Sono alcuni
dei benefici che le società professionali potrebbero dare agli architetti. Dal 1
gennaio 2012, infatti, sarà possibile organizzare la propria attività sotto una
qualsiasi forma societaria, come stabilito dalla legge di stabilità. La liberalizzazione,
però, preoccupa i progettisti, soprattutto il caso in cui la quota di
maggioranza finisce in mano a un socio di capitale: una situazione che, secondo
l'Ordine, metterebbe a rischio l'autonomia degli studi, in particolare di
quelli medio-piccoli. Chi opera invece in realtà più grandi giudica la
liberalizzazione un'evoluzione naturale.
«L'interesse della categoria verso nuove forme societarie -
spiega Simone Cola del Consiglio nazionale degli architetti, che segue la vicenda
-. Il modello proposto propone ai progettisti problemi seri rispetto al proprio
ruolo, anche sotto il profilo deontologico. Con il socio di capitale che può
arrivare a controllare la società, infatti, si configura una sorta di
dipendenza mascherata per il professionista, che resterebbe senza autonomia. E a
farne le spese potrebbe essere la qualità».
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