Basterebbe poco per dare sollievo e incoraggiamento a chi ha scelto di mettere in gioco il proprio talento e le proprie idee puntando sull'architettura. Basterebbe mettersi veramente nei panni di chi affronta la professione con tutto l'entusiasmo del mondo. Entusiasmo messo alla prova quando si sperimenta che il mercato privato è difficile (salvo essere già affermato, e quindi "vecchio"), e che il mercato pubblico - fatto di sempre meno concorsi - ti sbarra la strada con requisiti strutturali impossibili e arriva anche a prenderti in giro, quando sceglie il tuo progetto e poi lo mette in naftalina o magari lo stravolge (se e quando lo realizza). Nonostante la crisi, le occasioni non mancherebbero, dalla rigenerazione urbana al paesaggio da risanare. Ma una cosa si potrebbe fare subito: promuovere concorsi di qualità, facendo magari marciare in Parlamento quella legge popolare sull'architettura proposta da «Progetti e Concorsi» e sottoscritta in modo bipartisan dalle forze politiche, oltre che dai professionisti.
La scorsa settimana il Consiglio nazionale architetti è tornato a chiedere più concorsi e meno norme-steccato nelle gare. «I concorsi rappresentano l'unica possibilità per aprire il mercato ai giovani», ha ribadito il vicepresidente del Cnappc, Rino La Mendola, alla platea dei giovani colleghi del GiArch.
Un appello che merita di essere ascoltato.