«Provvedimento illegittimo e
iniquo». «Proposta di legge che tende a fare chiarezza». Gli architetti e gli
ingegneri da una parte. I geometri dall'altra. La querelle sulle competenze che
da sempre divide i progettisti laureati dai tecnici diplomati - basata
sull'antica definizione di «modesta costruzione civile» e finora combattuta a
colpi di carte bollate nei Tribunali di mezza Italia, con frequenti incursioni
della Corte di Cassazione - da qualche mese si è trasferita in Parlamento.
Complice il disegno di legge 1865 mirato ad ampliare le competenze dei geometri
(vedi la scheda), proposto "a
tradimento" dalla senatrice-architetto Simona Vicari (Pdl).
Presentato a fine 2009, ma rimasto nei cassetti della Commissione Lavori
pubblici del Senato per quasi due anni, il provvedimento è ritornato in
discussione a metà aprile. Il cuore del Ddl è la possibilità che i geometri
possano svolgere alcune attività finora riservate ai tecnici laureati come le
attività di progettazione e collaudo di edifici in cemento armato fino a tre
piani fuori terra, anche in zona sismica (ma in questo caso con limitazione a
due piani). Oltre alla possibilità di elaborare piani di lottizzazione entro il
limite di un ettaro, dopo aver frequentato un corso di aggiornamento
professionale di 120 ore.
(...)
Di
tutt'altro avviso gli architetti che nel documento firmato dal presidente Leopoldo
Freyrie e presentato in commissione dal vicepresidente Massimo Gallione manifestano
«la ferma volontà di opporsi a questo genere di iniziative che in maniera
subdola e nell'assoluto dispregio di norme di rango comunitario e dei principi
di diritto comunitario, spalancando il mercato a soggetti non adeguatamente o
per niente formati in un frangente in cui l'interesse pubblico e privato
acclama ben qualificate e specifiche competenze in campo edilizio, strutturale,
urbanistico, energetico e di tutela del paesaggio».
(...)