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Se l'architettura è buona a niente

 

In mostra al Centre Culturel l'"Architecture fainéante" di François Curlet

Testata:
la Repubblica
 
Data:
10-03-2007
 
Autore:
Olga Gambari
 
 
Si può costruire una struttura che neghi all'interno della sua progettazione qualsiasi elemento portante di verticalità? François Curlet l'ha immaginata e da qualche anno sta provando a darle corpo. Voleva costruirsi la sua casa nel modo più semplice possibile. Curlet ha iniziato a pensare a una forma biomorfica, come una mela, un pallone da calcio, che sfruttasse la legge di gravità. Perché, come dice l'artista, «la gravità non è giusto una buona idea. È la legge». Sopra una mezza sfera gonfiabile ha provato a rovesciare del gesso, e il risultato è stata una colata di materiale che si autorganizza e struttura per inerzia gravitazionale. Una «Architecture fainéante» come l'ha chiamata lui, presentandola in questi giorni al Centre Culturel Français (fino al 5 aprile, via Pomba, 23, 011-515 75 23, www.france-torino.it ), in attesa che nel 2008 nasca l'opera vera e propria nel Parco d'Arte Vivente di Piero Gilardi, il laboratorio torinese di bioarte.
Curlet ci pensa da un po' e ha preso ispirazione dalla vita comune, per esempio osservando palloncini, soufflé, panini oppure come il cioccolato cola sopra i bigné, immagine ironica che fa anche da copertina al piccolo catalogo in mostra. Fedele al concetto di arte relazionale delineato da Nicolas Bourriaud (direttore artistico del Pav), questo artista quarantenne che vive vicino a Bruxelles ha messo in moto un team di lavoro, composto da esperti in materiali minerali, ingegneri e tecnici, per trovare un materiale adatto che trasformasse in realtà un prototipo. L'«architettura fannullona» sarà fatta di un particolare cemento autostrutturante, tre metri d'altezza per sei di diametro, una colata disomogenea e imperfetta, anarchica e simpatica. Al Centre Culturel sono esposti disegni e maquette, forme aperte, chiuse, spaccate in due.
Ad aprile il progetto sarà presentato al Centre Pompidou di Parigi, nella collettiva «Airs de Paris», e poi tra un anno diventerà uno spazio pubblico e condiviso al Pav di Torino, un'architettura che sembra un gioco, nata un po' per gioco.
 
 
 

 

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