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  Stucchi d'oro, fiori e putti barocchi rinasce la San Pietro di Vanvitelli  

Stucchi d'oro, fiori e putti barocchi rinasce la San Pietro di Vanvitelli

 
Testata:
la Repubblica
 
Data:
10-03-2007
 
Autore:
Orazio La Rocca
 
 
Concluso il restauro delle decorazioni progettate dall'architetto Luigi Vanvitelli nel 1750 sulla controfacciata della basilica di San Pietro. Si tratta dell'intero ciclo decorativo in stucco dorato realizzato sulla parete interna e arcuata della facciata, in linea con la grande finestra a tre ampie ante che si affaccia sul terrazzo dell'Aula delle Benedizioni, dove i papi impartiscono la benedizione Urbi et Orbi (alla città e al mondo) a Pasqua e a Natale. Un concentrato di decori concepiti come scenografiche cornici delle tre gigantesche finestre che l'allora architetto capo della Veneranda Fabbrica di San Pietro, Vanvitelli, disegnò con motivi tipici dell'arte decorativa barocca (stucchi, elementi floreali, putti...) su commissione di papa Benedetto XIV in ricordo del Giubileo del 1750. Molte le "sorprese" emerse alla fine dei circa 5 mesi di restauro che la Fabbrica di San Pietro ha realizzato con il contributo della Sisal, il Totip e il Superenalotto.
«Oltre a riportare al suo originario splendore l'intero ciclo decorativo vanvitelliano, i lavori hanno ridato vitalità e smalto a storiche testimonianze artistiche che da 257 anni si possono ammirare sulla controfacciata della basilica, come lo stemma originale di Benedetto XIV e i due orologi circolari posti ai lati delle finestre da Giuseppe Valadier», spiega l'arcivescovo Angelo Comastri, presidente della Fabbrica e arciprete di San Pietro. «Questo restauro fa parte di un più ampio programma di manutenzione delle varie superfici della basilica e del suo territorio che impegnerà i tecnici e le maestranze della Fabbrica per i prossimi anni», aggiunge monsignor Comastri, accanto al quale operano il vescovo Vittorio Lanzani e la storica dell'arte Maria Cristina Carlo-Stella, rispettivamente delegato e capo ufficio della Fabbrica. «Senza, tuttavia, dimenticare - ricorda l'arcivescovo - il lavoro che tutto il personale della Fabbrica ogni giorno è chiamato a svolgere per la gestione e la manutenzione ordinaria e straordinaria della basilica». Un aspetto particolarissimo della vita interna del complesso architettonico che è stato illustrato in una preziosa documentazione presentata alla mostra Petros Eni - Pietro è qui, che resterà aperta fino a domani (la chiusura era programmata per l'8 marzo).
Lungo e paziente è stato l'intervento di restauro sui decori vanvitelliani. «La prima operazione eseguita - spiegano alla Fabbrica - è stata la rimozione a secco, dei depositi superficiali incoerenti causati dalle polveri, mediante pennellesse, spazzole e aspiratori. Per gli altri tipi di depositi di notevole spessore si è proceduto meccanicamente, con bisturi e specilli. Ma, per il particolare tipo di degrado, è stato necessario mettere in sicurezza gli ornati in stucco dorato, la ricollocazione e la riadesione di scaglie e frammenti. Laddove è stato necessario, si è intervenuto con l'adattamento delle sedi e l'inserimento di perni in vetroresina. Successivamente si è proceduto con il preconsolidamento della strato superficiale degli stucchi, con il ristabilimento parziale dell'adesione della foglia d'oro, mediante l'uso di resine. Stuccate, infine, microfessure, crepe e fessurazioni con malta composta, calce idraulica, polvere di marmo e carbonato di calcio». Tecniche di intervento e restauri realizzati con i sistemi più avanzati, ma legati sempre alla tradizione conservativa dell'artigianato vaticano.    

 
 
 

 

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