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  Institut Supérieur d Architecture de l Etat La Cambre , Institut Supérieur d Architecture de l Etat La Cambre , Institut Supérieur d Architecture de l Etat La Cambre , Opere pubbliche dalla A alla Z , Napoli. L'urbanistica senza idee  

Napoli. L'urbanistica senza idee

 

La polemica

Testata:
la Repubblica
 
Data:
13-03-2007
 
Autore:
Giuseppe Guida
 
 
Le grandi strategie intorno a quella che viene definita rigenerazione urbana, sono oramai all'ordine del giorno nelle agende politiche e nelle riflessioni culturali in buona parte delle città europee. Un tema comune, che ha sullo sfondo sia le grandi dinamiche della risacca industriale (che hanno "svuotato" ampie aree un tempo periferiche, ma anche quelle interne alla città consolidata), sia il fatto che, nonostante la presunta crisi, la società occidentale continua a proiettare sulle città medio-grandi gran parte degli sforzi per la ricerca e il raggiungimento di migliori condizioni sociali e di sviluppo economico.
Le città europee, cioè, si stanno ri-appropriando della loro identità e ritrovano una vitalità urbana agendo sugli aspetti fisici e, contestualmente, su quelli economici, sociali, ambientali e culturali. Nell'omogeneità delle politiche proposte, per lo più sollecitate dai programmi europei e da strumenti ideati ad hoc (Urban I, II, Pru, Contratti di Quartiere e, a scala più ampia, i Prusst), quello che appare è che le strategie sono difficilmente codificabili e devono di volta in volta fare i conti con le potenzialità endogene e con le diverse identità locali.
Ad accomunare queste singole esperienze europee, è il rilievo dato all'architettura, alle qualità spaziali dei nuovi tessuti urbani, ma anche al singolo manufatto, affidato, di volta in volta, a qualche nome indiscusso dell'architettura internazionale che ne potesse garantire la qualità. L'architettura, quindi, da elemento sussidiario delle politiche urbane, è sempre più il perno delle migliori esperienze di rigenerazione e riqualificazione nei tentativi di riposizionamento delle diverse città, che consentano loro di rimanere o di ritornare competitive.
In questo scenario comune, Napoli marca, ancora una volta, differenze più o meno evidenti non solo dalle grandi città europee, ma anche dai centri minori, "città di mezzo" che attorno a infrastrutture e servizi di livello metropolitano, coniugati con dimensioni abitative sostenibili, fanno sistema e creano occasioni di sviluppo in logiche di marketing urbano.
Persa ormai la partita di Bagnoli, disgregata da incertezze e logorata dai tempi lunghi che ne hanno dissipato gli iniziali entusiasmi e gli scenari immaginifici e che rendono inappetibile qualsiasi tipo di investimento credibile, le grandi occasioni di trasformazione urbana che possono ancora incidere in maniera positivamente irreversibile sul metabolismo urbano, si contano sulle dita di una sola mano. Tra esse, l'area delle Caserme di Secondigliano, per le quali il vigente piano regolatore individua una destinazione ad "insediamenti urbani integrati", prevedendo «la formazione di un insediamento urbano per attività terziarie, produttive e di servizio alle imprese e per la residenza, mediante il riuso delle aree da dismettere delle caserme Boscariello, Caretto e Bighelli».
In questa stessa area, qualcuno, da un giorno all'altro, ha deciso di impiantare il nuovo stadio di calcio, con annessi servizi e periodici flussi di decine di migliaia di individui. Sull'opportunità di fare una cosa del genere e, soprattutto, di riuscire a cogliere la ghiotta occasione dei Campionati Europei del 2012, si può senz'altro discutere tentando di equilibrare opinioni e priorità diverse.
Tralasciando, però, le argomentazioni a favore di una tesi o di un'altra, qui è forse utile ricordare, più in generale, che in tutte le città d'Europa, progetti di questo tipo sono abitualmente oggetto di concorsi di progettazione, nei quali le regole della competizione e dell'aggiudicazione degli incarichi di progettazione sono garanzia almeno della qualità tecnologica, spaziale, estetica e funzionale dei progetti. E invece, a Napoli, si legge sui giornali che, con la solita scusa dei tempi stretti, il progetto di trasformazione urbana di un'area centrale di circa 300.000 metri quadri, del nuovo stadio e di servizi e infrastrutture annessi, è affidato ad una «delegazione di tecnici del Comune che hanno consegnato al sottosegretario allo Sport il progetto del nuovo stadio ridotto sulla base della concessione dei suoli di solo due delle tre caserme del ministero della Difesa».
Quello che scoraggia, in definitiva, è che non ci siano più margini di discussione sull'opportunità di un concorso e della necessità di garantire la qualità architettonica di quello che si sta proponendo. Su qualcosa, cioè, di difficilmente quantizzabile e monetizzabile e che a Napoli viene ancora visto, come scriveva Roberto Pane, «come un'incongrua premessa che interviene ad usurpare il posto di cose più necessarie ed urgenti» e della cui assenza la città spesso si accorge soltanto a cose irrimediabilmente fatte.    

 
 
 

 

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