Otto milioni di euro di spesa e un anno e mezzo di lavori. Per un'operazione di quelle che a Palermo si possono contare sulle dita di una mano: il restauro di un palazzo monumentale con fondi interamente privati. Per fare rinascere Palazzo Forcella De Seta, uno degli edifici più noti e visibili della città, è arrivato il via della Soprintendenza e dell'ufficio Centro storico del Comune. E l'Ance Palermo, l'associazione dei costruttori di Confindustria proprietaria dell'immobile, conta di portare a termine il progetto di recupero commissionato a Italo Rota, l'architetto di grido che ha riprogettato anche la passeggiata a mare, in diciotto mesi. Ma non solo, perché l'Ance conta anche di fare di Palazzo De Seta il cuore dell'associazione - la trattativa con le altre per trasferire nel palazzo tutti gli uffici confindustriali è in corso - e di aprire un nuovo spazio al pubblico: «Vorremmo destinare l'intero piano nobile dell'edificio, quello con le sale più grandi e rappresentative - annuncia Ugo Argiroffi, presidente dell'Ance Palermo - a spazio espositivo o a sede di iniziative aperte alla città». Lo spazio in questione è quello più noto di Palazzo De Seta, ed è distinto dal grande salone detto dell'Alhambra, per i richiami alla celebre reggia moresca di Granada, che nell'edificio del Foro Italico sono frequenti.
A volere l'edificio così composito fu il marchese Enrico Carlo Forcella, appassionato di arte e di antiquariato, che intorno al 1830 acquistò quel che restava della casina a mare dei principi Bonanno, per trasformarla in una residenza neogotica con stanze decorate in stile moresco, pompeiano e neoclassico. I suoi predecessori ne avevano abbellito anche il giardino, che sorgeva nell'area oggi occupata dal Jolly Hotel, ma tutto l'edificio era stato devastato nel 1820 dalle cannonate dei rivoluzionari, che tentavano di stanare le truppe borboniche che nella casina si erano asserragliate durante una rivolta. Poi Forcella cedette il palazzo ai De Seta e arrivò agli imprenditori Rappa.
«Si tratta di un edificio molto particolare, per la posizione, per la ricchezza dell'apparato decorativo, per l'eclettismo che lo contraddistingue - spiega la Soprintendente ai Beni culturali di Palermo, Adele Mormino - e all'Ance va dato atto di avere insistito a lungo, prima per l'acquisto e poi per il recupero. Prevedere il restauro e la valorizzazione di una struttura così importante e particolare, senza interventi pubblici, è un'operazione meritoria ed estremamente rara in una città come Palermo. Speriamo che la realizzazione sia all'altezza del progetto di recupero predisposto da Rota, che è eccellente».
A dire il vero, i costruttori proveranno a chiedere un contributo pubblico per il restauro, ma allo stato si tratta solo di un'intenzione. «Proveremo a chiedere un intervento pubblico - spiega Argiroffi - ma la gran parte dei fondi investiti saranno comunque dell'associazione». La stessa associazione ha già sborsato 3,5 milioni per l'acquisto. «Allo stato abbiamo una trattativa in corso - aggiunge Argiroffi - con Confindustria Palermo, Confindustria Sicilia e il Confidi per trasferire lì tutti gli uffici, cosa che ci potrebbe consentire di ripartire un onere finanziario che non è indifferente. Una volta che il progetto di Rota è stato approvato anche dalla Soprintendenza e dal Comune, che in questo caso hanno dato prova di come la burocrazia possa funzionare celermente, attiveremo le procedure per richiedere il mutuo. Da quando lo abbiamo acquisito, nel 2005, abbiamo portato avanti diversi interventi, come il recupero dei tetti e delle sale che in questi mesi sono state destinate a esposizioni, come la mostra sulle città porto. Per rimettere a posto tutto il resto, in diciotto mesi dovremmo farcela».
Il progetto di restauro firmato da Rota prevede sia il recupero filologico della facciata e del piano nobile, quello più complesso dal punto di vista decorativo (ci sono stucchi, affreschi e mosaici di vario genere, realizzati con i materiali più diversi), mentre dell'ala confinante con il Jolly Hotel, già rimaneggiata più volte e di minore interesse artistico, è prevista la riorganizzazione funzionale con destinazione a uffici.