ArchiWorld Network

Consiglio Nazionale Architetti Pianificatori Paesaggisti Conservatori

 
  "Atlante Italiano 007-rischio paesaggio" , Congresso: "L'architetto e il mercato" - Genova , Convegno: "Edilizia del terzo millennio" - Pesaro , Convegno: "Edilizia del terzo millennio" - Pesaro , Seminario: "Isolamento sismico in Sicilia: sicurezza e sviluppo alla luce del "Piano Casa Regionale" - Siracusa , Seminario: "Isolamento sismico in Sicilia: sicurezza e sviluppo alla luce del "Piano Casa Regionale" - Siracusa , Seminario: "Isolamento sismico in Sicilia: sicurezza e sviluppo alla luce del "Piano Casa Regionale" - Siracusa , Legislazione , Fachbereich Architektur FH Mainz , La scomparsa di Franchini, grande architetto fra Genova e Parigi , Torino. Palazzo Madama. Se il contenuto nasconde il contenitore  

Torino. Palazzo Madama. Se il contenuto nasconde il contenitore

 
Testata:
la Repubblica
 
Data:
13-03-2007
 
Autore:
Roberto Orlando
 
 
Sì, senza dubbio Palazzo Madama oggi è la più bella e scintillante attrazione culturale di Torino. Meraviglioso il restauro, affascinanti gli ambienti, straordinarie e in alcuni casi singolari le opere esposte. A partire dal piano terra dove i bassorilievi del Maestro del Santuario di Oropa o degli scultori aostani del 1200-1300 conducono per un viottolo artistico così diversamente colorato e fuori dai canoni dell'epoca da risultare, per i più, sorprendenti. Così come sembrano unici quei dipinti in bianco e nero, così cupi e così «torinesi», di Defendente Ferrari: ci voleva immaginazione nella prima metà del Cinquecento, pensa il visitatore, per impugnare un pennello, intingerlo in due soli colori e accontentarsi delle sfumature intermedie. Accontentarsi, si fa per dire: l'effetto è quasi fotografico, con qualche secolo di anticipo.
Tuttavia per vedere le sue opere bisogna essere molto curiosi: sono un po' nascoste, buona caccia.
Ecco, ci vuole attenzione, concentrazione e anche una certa cultura per gustare appieno le meraviglie in mostra a Palazzo Madama. Chi entra ignorante, come noi, rischia di restarlo, sia pure con grande appagamento della vista. Per sapere di più bisogna ricorrere al catalogo oppure ripiegare pigramente sull'audioguida, che sai come si accende ma non sai dove giocoforza ti porterà. L'allestimento del museo è di tipo tradizionale: targhetta accanto all'opera, autore, datazione e camminare. Se sai chi era Defendente, bene, sennò ti informi prima e altrove. Anche la bella idea delle grandi schede che ciascun visitatore può ritirare da appositi contenitori all'ingresso delle sale, frana nei contenuti: le didascalie danno troppo per scontato, si addentrano nelle particolarità, ma tralasciano i fondamentali. Sono dettagli, è vero, però infastidiscono, creano disagio, annichiliscono i presuntuosi. Si obietterà che agli Uffizi non è diverso, ma ogni tanto, qua e là, trovi tracce del mondo in cui improvvisamente ti ritrovi: un cartello che inquadra un argomento, un periodo, una storia, un avviso che segnala una curiosità. Tradizionale ma chiaro, consueto ma ordinato. E poi a Firenze, con tutto il rispetto per Ferrari, parliamo di Giotto e Raffaello.
Tuttavia è il Palazzo il vero nocciolo del problema: si vede poco. Il contenuto - tracimante e così vario - distoglie dalla bellezza del contenitore per il quale sono state impiegate ingenti risorse e umane energie. L'architettura degli interni spesso è soffocata dall'affollamento dell'esposto, tanto fitto da gettare talvolta nella prostrazione, come quando si entra nel salone del secondo piano: il colpo d'occhio sulle teche - che custodiscono ceramiche e serrature, pettini e miniature, vetri di Murano e cineserie - catapulta dalla sobria scala della torre direttamente nei territori dello sconforto. E adesso chi ti accompagna tra quegli oggetti rari e preziosi che, poi si capirà, furono in gran parte acquisiti da quel D'Azeglio (Emanuele Tapparelli), collezionista, mecenate e filantropo ben imparentato con il più noto Massimo? Niente e nessuno, purtroppo. Ne gode la vista, ma restano troppi interrogativi, per rispondere ai quali bisognerà tornare attrezzati. Ma, certamente, tornare bisogna. Magari quando sarà conclusa la mostra allestita per la riapertura del Palazzo. «Alessandro» è bellissima, interessante, originale fin nell'idea, eppure i visitatori la snobbano: una gentilissima custode indica l'ingresso a tutti i visitatori, ma i più tirano dritto. È un peccato, ma inevitabile. Qui, per ora e ancora, la novità è il Palazzo restituito. Raccontatelo e soprattutto lasciatecelo vedere.    

 
 
 

 

e-mail AWN

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
  • Segnala questa pagina su Delicious
  • Impossibile Trovare il Template con Nome NEWS