Nel corso del Novecento alcune aree metropolitane sono state sottoposte più di altre a quei processi di trasformazione urbanistica, economica e sociale che negli anni, attraverso lente stratificazioni o svolte accelerate, hanno contribuito a mutare la fisionomia della città contemporanea. Determinato dai molteplici fattori di cambiamento, l'impatto di queste riconversioni ha influito non solo sul nuovo disegno del tessuto urbanistico, ma soprattutto sull'identità dei luoghi, sia rispetto alla loro originaria funzione d'uso, sia riguardo all'inedito ruolo di appartenenza imposto agli abitanti. Un caso emblematico in tal senso è rappresentato da Sampierdarena, l'area industrializzata sorta a ponente del centro cittadino con statuto di comune autonomo che, nell'integrazione tra lo sviluppo residenziale e la crescita economica e strutturale delle sue industrie, aveva saldato la propria immagine politica e sociale. (...)
Le politiche messe in atto dalla pubblica amministrazione per assecondare questi grandi mutamenti hanno analogamente contribuito a trasfigurare il volto di questa ampia area urbana, sempre più caratterizzata da forti contrasti: tra le ville cinquecentesche e le nuove architetture, tra le vestigia delle fabbriche e i grandi ipermercati, tra l'austero volto della città industriale e l'anonima indefinitezza dei non luoghi sorti nelle aree interstiziali di un'edificazione apparentemente fuori controllo. Nonostante le sue evidenti contraddizioni, questo laboratorio della città futura mantiene comunque una sua peculiare attrattiva.
È Il fascino del disordine come cita il titolo della mostra allestita sino al 16 marzo ai Magazzini del Sale: una grande installazione multimediale che, curata da Pietro Millefiore, Giorgio Gatto e Nuno da Silva Lopes e integrata, con il sottofondo musicale dei Rocktone Rebel, dalle foto di Roberta Buccellati e di Giuliano Bova e dal video di Sabrina Boidi, con grande suggestione ripercorre Realtà utopia e progetto a Sampierdarena, fornendoci un inedito sguardo sulla sua storia e sul suo presente e persuadendoci che spesso la sublimazione dell'arte è il miglior strumento per capire la realtà dei nostri giorni.