Sono passati due anni e un mese. Circa. Avevano detto che le «avrebbero mandate al cimitero», nel senso della Certosa. Ma non ci sono mai arrivate. Qualcuno ha addirittura perso le loro tracce, nel frattempo. Eppure non passerebbero del tutto inosservate. Che fine hanno fatto le «gocce » della discordia, quell'opera in vetro e plexiglass (costata 3,5 milioni di euro) che fu definita il «mausoleo di Guazzaloca » dall'amministrazione Cofferati appena insediatasi? «Piacerebbe saperlo anche a noi», rispondono dallo studio dell'architetto Mario Cucinella. Che, essendo il «padre» del progetto, forse dovrebbe essere messo al corrente del destino che è toccato alle sue trasparenti «creature».
Dopo una serie di risposte al condizionale e di rimpalli tra i vari uffici di Palazzo d'Accursio, la risposta certa è arrivata da Raffaella Bruni, diri-gente del settore lavori pubblici del Comune. «Sono state smontate e imballate nel febbraio del 2005 (costo 95 mila euro) e adesso sono ben conservate in un capannone di proprietà del Comune in via dell'Industria: tenerle lì non ci costa nulla».
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Una volta saputa l'attuale collocazione delle «gocce » e confermata la loro destinazione finale, l'architetto Cucinella parte a ruota libera. E dice chiaramente come la pensa. (...)
«L'hanno rivenduta come una grande idea e la cosa peggiore è che le ragione per smontare le gocce sono state solo politiche: penso sia un fatto molto grave».
E allora l'architetto la butta lì: «Se il Comune me le vende, le compro: me le aveva chieste la scuola di teatro e danza del Navile. Le avrei regalate e penso che lì sarebbero state perfette, come in qualunque altro bel posto della città. Oppure me le tengo io: ci faccio una camera da letto e un soggiorno in Irlanda. Quell'opera merita di essere uno spazio per la vita sociale. Ma in ogni caso per la vita, non certo per la morte».