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  «Paesaggio, la Caporetto del decentramento»  

«Paesaggio, la Caporetto del decentramento»

 
Testata:
Corriere della Sera
 
Data:
06-04-2007
 
Autore:
Laura Guardini
 
 
Fare una mappa degli scempi possibili in Lombardia per segnalare al governo «emergenze e criticità più rilevanti» in modo che il ministro Rutelli possa avere una «carta del rischio paesaggistico»? Possibile, ma difficilissimo. «Sarebbe una lista in continuo divenire e in continuo mutamento» dicono i due sovrintendenti ai beni architettonici e per il paesaggio della Lombardia, Alberto Artioli e Luca Rinaldi. Perché se per le Sovrintendenze (che dipendono dal ministero per i Beni culturali) è concreta la possibilità di porre un vincolo di rispetto sui monumenti (il divieto di costruire entro un certo raggio, come avviene a Mantova), se si parla di paesaggio si dà inizio a una specie di romanzo burocratico dove tutto ricomincia e mai nulla sembra finire. «Alchimia amministrativa» la chiama Alberto Artioli, sovrintendente di otto province e oltre mille comuni lombardi. Perché il suo solo potere è di sospendere un'autorizzazione a costruire per 60 giorni: ma - attenzione - può farlo solo se nell'iter seguito per concedere quell'autorizzazione ravvisa un vizio procedurale. Insomma, la Sovrintendenza non può dire: «quel grattacielo in riva al lago è un orrore, non si può fare». Sarebbe troppo semplice. Può invece dire, per esempio: «La relazione dell'esperto ambientale che accompagna l'autorizzazione non è fatta secondo le regole. Si sospenda tutto quanto». E qui è il bello (o il brutto): in innumerevoli casi l'autorizzazione torna indietro - ossia al Comune che l'ha rilasciata - viene rivista, il progetto leggermente modificato, et voilà, ritorna in Sovrintendenza. (...)
 
 
 

 

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