Si annunciano con clamore: non di rado per avere titoli sui giornali e un ritorno d'immagine per il politico di turno, sindaco, ministro, governatore. Si indicono con un bando di gara che annuncia roboanti montepremi. Magari si svolgono pure, meglio con la partecipazione di grandi firme e giurie di fama. Poi, però, gran parte delle volte, dei concorsi di architettura contemporanea in Italia si perde traccia, nella defatigante procedura pubblica prima ancora della proclamazione del vincitore, o subito dopo. (...)
Paese, il nostro, che conferma di non aver ancora metabolizzato la cultura della gara e, tanto meno, la cultura del progetto. (...)