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  La scomparsa di Dino Gavina  

La scomparsa di Dino Gavina

 
Testata:
la Repubblica
 
Data:
07-04-2007
 
Autore:
Francesca Parisini
 
 
"Il suo ultimo sogno per Bologna: costruire il Paradiso terrestre"
«Il giorno in cui mi ha chiamato a parlare pubblicamente della sua storia, con lui seduto in prima fila, ho capito che ero a buon punto. Contando poi che non mi ha interrotto neanche una volta, voleva dire che avevo studiato bene. Stare al suo fianco significava fare un lungo cammino di avvicinamento e conquistarsi sul campo la sua fiducia». Elena Brigi, architetto, docente a Venezia e al Politecnico di Milano dove ha insegnato storia del design industriale, ricorda così una conferenza tenuta sette anni fa al Museo di Trevi sulla storia e la figura di Dino Gavina. Per lui, nel corso degli anni, ha sempre curato le mostre, le pubblicazioni, la catalogazione dei suoi pezzi, confrontando il suo sapere di storico con un capitolo vivente della storia del design. (...)
Qual era la sua principale qualità umana?
«L'essere rapace. Il suo nome, Gavina, corrisponde a quello della razza di un gabbiano. Lui era così: rapace e curioso di tutto. Quando era invitato a parlare agli studenti, all'inizio sembrava un vecchio zio. Poi li entusiasmava. Forse perché non cominciava mai col parlare di design. Anzi, diceva sempre che se alla fine era riuscito a dissuadere almeno un giovane dal fare il mestiere, aveva fatto un buon lavoro. C'era il suo rigore anche in quello: un designer che produce un brutto oggetto, diceva, rischia di entrare in migliaia di case e dare disturbo. Lui stesso non ha mai disegnato un pezzo, contrariamente a quanto hanno fatto altri. Per rispetto verso il lavoro di ognuno». (...)

"Dino, poeta degli oggetti"
«Veramente moderno è ciò che è degno di diventare antico». Quando Dino Gavina pronuncia questa frase in un giorno di primavera, ai piedi del «tappeto pietrificato» di Pennabilli, Tonino Guerra rimane folgorato. «Un uomo di un'intelligenza fulminante», dice ora il poeta con una punta di malinconia, ricordando i giorni passati insieme a parlare di poesia degli oggetti. (...) «Dino - continua a ricordare Tonino Guerra - ha capito e incoraggiato grandi creatori di oggetti nel tentativo di metterci attorno agli occhi cose eleganti, pratiche, poetiche». Quindi non solo le idee da «prestare» ai grandi come Man Ray, Marcel Breuer, Marcel Duchamp e Lucio Fontana, ma Gavina mostrava «estro e bontà» nell'incoraggiare «i giovani e gli sconosciuti». «La sua generosità e lungimiranza di artista la si vedeva da lì», continua Guerra.
Il pioniere del design aveva un occhio «clinico» per tutto ciò che «trasuda di poesia». Nei suoi frequenti viaggi a Lugo, amava fermarsi in altri paesi della Romagna, accompagnato spesso dal critico Vittorio Sgarbi, dove chiedeva sempre di conoscere le ultime trovate poetiche dell'amico Tonino. «E' rimasto incantato dalle stufe della Sangiovesa di Santarcangelo - aggiunge Guerra - E detto da lui che ha creato oggetti e mobili straordinari non è stato un semplice complimento». (...)


 
 
 

 

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