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La denuncia dei creativi: città senza spazi

 

Portiamo cultura nelle fabbriche dismesse

Testata:
Corriere della Sera
 
Data:
07-04-2007
 
Autore:
Armando Stella
 
 
L'appuntamento è al buio. La fabbrica è abbandonata, grigia. Suggestiva. È servito tempo per trovare questi quattro capannoni. La chiamano «archeologia industriale» e i ricercatori sono una decina.
Architetti, web designer, grafici, fotografi. Trentenni-professionisti- artisti. Stabilito il luogo lanciano il messaggio su Internet: «Where is 107?». La domanda è il primo indizio (107 è il civico). Un giorno via l'altro Google Earth restringe la mappa. La vigilia ha la sua rivelazione. Solo chi s'è messo in contatto (via mail) sa: viale Ortles, ex Montecatini. L'appuntamento al buio diventa happening. Parte l'illegal
art show, un'incursione d'arte istantanea con pittori, scultori, writer, deejay, musicisti. La fabbrica rivive dopo anni: «Vogliamo lasciare un segno prima che le aree vengano cancellate». Lo colgono quasi quattromila persone. Tifano per l'arte non convenzionale: «Espressione che la città dimentica». Come le sue fabbriche storiche. Gli operai della Liberazione erano partiti anche dalla Montecatini. Segni d'arte nei luoghi segnati dal tempo. Una denuncia verso la Milano «che non offre spazi»: è dei giovani usciti dalle accademie e dalle università. Come Paola Verde, 30 anni, laureata al Politecnico e fotografa: «La fabbrica dismessa è al centro dei nostri interessi». Certo, l'interesse primo sarebbe salvaguardarli, questi capannoni. Il motivo? «La società li rimuove, li cancella». Uno sfregio alla cultura. Per mezzo delle ruspe. (...)
 
 
 

 

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