Si può concepire una nuova architettura che faccia a meno del calcestruzzo? Può apparire impensabile ovvero bisognerebbe immaginare città di vetro e acciaio solide e trasparenti e leggere, ma anche di erba e legno, di carta forse, destinate a nuovi cittadini il cui carattere potrebbe sorprendere lo stesso Calvino. Un sogno, un'utopia intorno alla quale però stanno sorgendo esperimenti talvolta scontati a volte capaci di far divampare l'incanto con la semplicità di un segno che esprime non soltanto forme e volumi ma anche il sistema ideale che sottintendono. Per esempio, una stanza di vetro che si protende verso l'azzurro del cielo e del lago mentre all'orizzonte si delinea la skyline di una città, cosa significa? Isolamento oppure una nuova concezione dell'abitare?
Potrebbe partire di qui la presentazione di Kengo Kuma, architetto giapponese emergente che sta facendo il giro del mondo con le sue idee che hanno il fascino della nudità. E' da tempo in Italia la mostra che illustra il suo lavoro curata da Luigi Alini, autore della monografia «Kengo Kuma» (Electa). Domani si apre la tappa piemontese a cura della Fondazione Esperienze di Cultura Metropolitana, Casa dell'Arte e dell'Architettura di Settimo. (...)