Don Milani, Michelucci e l'inedito per la «Prof»
A don Lorenzo era piaciuto molto quanto scriveva e progettava quel celebre architetto fiorentino, appassionato come lui dell'arte anonima e del lavoro d'équipe, nell'ansia di rendere accessibile a tutti la cultura più alta. Gli chiese così un contributo e lo invitò nella sua "scuola" nel 1965. I due si intesero bene, anzi nacque «un legame indissolubile». Il Priore inserì il nome dell'amico nella rosa ristrettissima delle persone ammesse al suo letto negli ultimi giorni prima della morte. Si legge nella prefazione: «Voi, scrivendo, non pensate ad ottenere prima di tutto un risultato estetico, un'opera d'arte; ma l'opera d'arte verrà se in quel che avete pensato e scritto vi sono elementi di tale verità umana e poetica da generarla. A voi interessa che gli uomini riconoscano se stessi in quanto pensate e dite. Così è o dovrebbe essere per gli architetti e l'architettura». (...)
Così anche il grande artista imparò a dire «I care»
Adesso forse lo sappiamo, perché il Priore non la pubblicò. Perché la prefazione, che l'architetto Giovanni Michelucci - una celebrità - si era lasciato convincere a vergare per quell'inusuale scritto collettivo della sconosciuta Scuola di Barbiana, era troppo difficile, troppo lunga e - con la Lettera a una professoressa - c'entrava poco. Fu così che, nel maggio 1967, il libello che sarebbe diventato celeberrimo uscì alle stampe senza l'accompagnamento prestigioso di un intellettuale e artista tra i più noti d'Italia. (...) «Mi ero fatto fare una prefazione dall'architetto Michelucci (stazione di Firenze, chiesa dell'Autostrada, ecc.) - scriveva a un corrispondente il Priore, già molto malato, il 7 aprile 1967 - che è come me un maniaco dell'arte anonima e del lavoro d'équipe. Parlava p. es. dei maestri comacini, dei mosaicisti cristiani, delle cattedrali gotiche, delle ferrovie e dell'Autostrada (ponti ecc.), tutte opere di scuola e non di autore... Ora la prefazione di Michelucci è risultata troppo difficile per i lettori che noi vogliamo e così ho chiesto a quel sant'uomo se potevo non metterla». (...)