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Fabbrica nel parco. «Così si lavora meglio»

 

La «rivoluzionaria» proposta è di un gruppo informatico

Testata:
Corriere della Sera
 
Data:
19-04-2007
 
Autori:
Claudio Del Frate e Corrado Poli
 
 
Fabbrica nel parco. «Così si lavora meglio»
Che cos'è un parco? Un luogo da tenere sotto la proverbiale campana di vetro, dove l'uomo è una sorta di intruso per sua innata indole portato a far danni, o qualcosa dove è possibile immaginare anche attività economiche, persino industriali purché compatibili con lo stato di grazia dei luoghi?
La domanda che fino a poco tempo fa sarebbe stata solo retorica si è trasformata in qualcosa di molto concreto (dunque che esige una risposta) per il comune di Brinzio, centro del Varesotto interamente compreso nell'area protetta del Campo dei Fiori. All'ufficio di Sergio Vanini, sindaco del paese, si è presentato il rappresentante di un'azienda di software che ha depositato sul tavolo la seguente carta: la costruzione di un'azienda di programmazione informatica a Brinzio, nel cuore del parco, ad alta tecnologia, ma a impatto ambientale zero. Una cosa alla quale nessuno prima aveva mai pensato e soprattutto nessuno aveva mai formulato. Spunta dunque una fabbrica nel parco: la proposta «rivoluzionaria» è partita dalla Areaweb, gruppo informatico in rapido sviluppo su molti mercati mondiali ma che ha la sua casa madre a Binago, nel Comasco. La Areaweb si limita a confermare in termini generici la proposta, senza entrare nei dettagli. Dettagli, per la verità, che non sono stati al momento illustrati nemmeno al sindaco di Brinzio. (...)

Progresso e qualità della vita in un nuovo patto con la natura
La notizia che il direttore di un parco naturale è a favore della collocazione di un'impresa di software su un territorio protetto fa scalpore. La contraddizione potrebbe essere solo apparente, ma è densa di significati. L'azienda restaurerebbe un'antica filanda, sita nel Parco del Campo dei Fiori), pur di consentire ai suoi programmatori di lavorare in un ambiente rilassante che invita alla concentrazione. Viene proposto come un discorso di pura efficienza. Invece potrebbe nascondere un atteggiamento sociale ed etico, forse giustamente colto dal direttore del parco.
Oggi, lo spartiacque tra progresso e conservazione si dovrebbe riferire al diverso rapporto con l'ambiente. In America si parla dei cosiddetti «Cultural Creatives» i quali costituirebbero fino a un sesto della popolazione. Un mercato vasto, ma politicamente inesistente perché diviso sui vecchi fronti della politica. Queste persone sono pronte ad adottare modelli di vita alternativi, sia pure con diversa intensità, che vanno dal mangiare vegetariano a non usare la macchina, dal considerare un dovere morale riciclare i rifiuti al vivere in campagna.
Non sappiamo quanti siano in Italia i potenziali «Cultural Creatives», ma potrebbero rientrare tra di essi il direttore del parco e gli imprenditori che vogliono restaurare la filanda. Si tratta di nuovi gusti e di diversi status symbols. Nelle città del Nordovest americano si è sviluppato un gusto per le architetture e persino un'arte impregnata di valori ambientali. Queste città sono considerate per molti versi avanguardie culturali. È nei nostri geni essere attratti dalla natura e solo un compromesso ci fa amare la confusione e l'inquinamento delle città. (...)
 
 
 
Area Riservata
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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