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L'architetto? Ha cent'anni ed è pieno di lavoro

 

Incontro con Vittorio di Pace

Testata:
Corriere del Mezzogiorno
 
Data:
20-04-2007
 
Autore:
Carlo Franco
 
 
Nella seconda metà degli anni Venti fece parte del gruppo dei primi otto studenti della Reale Scuola Superiore di Architettura - la facoltà di Palazzo Gravina ancora non c'era - anche se poi scelse di laurearsi a Firenze, affascinato dalla lezione di Giovanni Michelucci. «Niente contro Napoli - tiene a precisare l'architetto Vittorio di Pace che tra meno di due mesi compirà cento anni ed è ancora splendidamente sulla breccia - conobbi il maestro durante il viaggio di nozze e non l'ho più abbandonato, anche se ho continuato a frequentare la scuola napoletana che intanto, dopo l'arrivo di Giuseppe Samonà, un altro luminare che si aggiungeva ad Alberto Calza Bini, si era aperta al mondo e dialogava con Le Corbusier ». Il protagonista di questa storia che ha dell'incredibile, ha vissuto molte vite e conosciuto tutti i mondi possibili, ma vuole che di lui si parli solo per i «segni» che ha lasciato a Napoli e in Brasile, le sue «patrie » professionali. (...)
Vittorio di Pace, dunque, venne al mondo il 13 giugno del 1907, in un palazzo all'angolo tra piazza Mazzini e corso Vittorio Emanuele. Fu spinto poi a lasciare Napoli per San Paolo del Brasile dal fratello Ugo, architetto come lui, che era impegnato nella costruzione del teatro statale. Al giovane architetto, che amava la professione ma anche il buon vivere, il Brasile calzò come un guanto - la sua filosofia professionale aveva bisogno degli spazi, del verde e delle atmosfere dei paesi sudamaericani - ma in seguito si esibirà in Argentina, in Bolivia (dove disegnò la città del sogno sospesa da terra e le case sugli alberi) in Venezuela e poi ancora, cambiando ancora continente, in Costa d'Avorio.
Un vero cittadino del mondo. «Proprio così, ma dovunque andassi mi portavo Napoli nel cuore. Avrei voluto fare di più per la mia città, ma mi è stato impedito. Ora assisto al suo decadimento e ho un solo rimpianto, quando inizierà la risalita non ci sarò più». La speranza, però, è una pianta che ha rami robusti e Vittorio di Pace anche se non lo dice, un sogno ancora ce l'ha e, come fa sempre, lo ha messo sulla carta, disegnando di suo pugno perché non si è mai voluto piegare al computer: vorrebbe far rivivere piazza del Plebiscito che ora è terra di nessuno, realizzando un sagrato per la Basilica. Mostra il progetto e rivela che molti colleghi, uno per tutti Alessandro Castagnaro, e molti intellettuali, cita Gerardo Marotta, lo hanno apprezzato, ma ha vissuto abbastanza per sapere che resterà lettera morta. Come il palazzo della Sanità o l'autostrada costiera alla quale «Il Mattino» giusto trent'anni fa, e per la firma del compianto Bruno Stocchetti, dedicò una inchiesta a puntate. (...)
 
 
 

 

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