Chi si ricorda di Le Corbusier? Travolte dall' impietosa stagione della bellezza, figure che hanno segnato con forza il nostro modo di pensare e di vivere rischiano oggi di essere difficilmente ricostruibili. Sono entrate nella storia, si dice: ma la storia recente, e cioè quell' ordinamento del tempo passato che pensavamo imperdibile, si è anche trasformata in una zona franca della rimozione collettiva. E non è semplice restituire nitidezza al profilo del personaggio che forse più di ogni altro influenzò l' architettura del Novecento, forzandone i limiti e saturandola di genialità e contraddizioni. Intanto, quanti furono i Le Corbusier? Anagraficamente, uno solo: e cioè quel Charles-Edouard Janneret-Gris (lo pseudonimo di Le Corbusier lo adottò per la prima volta sulla rivista Esprit Nouveau, da lui fondata nel 1919 con il pittore Amédée Ozenfant e il poeta Paul Dermée), nato in Svizzera, a La Chaux-de-Fonds il 6 ottobre 1887. Culturalmente, molti di più: il razionalista severo e l' umanista innamorato della classicità mediterranea, il teorico del cemento armato e il disegnatore di leggerissimi mobili, l' autodidatta in lotta contro le accademie e l' architetto disposto a collaborare con qualsiasi potente, l' intellettuale che vagheggiava complessi abitativi ai limiti di una logica concentrazionaria e il poeta capace di progettare una chiesa che solo grazie al suo peso non spiccava il volo. E poi il tirchio, il lirico, il generoso, il cinico, il genio... Tutto e il suo contrario, apparentemente. Ma sempre in tensione verso il confine dell' eccellenza, e sempre all'insegna di un culto smisurato di se stesso. (...)