Se la dote principale di un bravo architetto è la pazienza, lo è a maggior ragione per uno storico dell'architettura. Ci vuole tempo per far sedimentare il giudizio, lasciare che emergano le grandi linee di tendenza, sistemare in un quadro organico i protagonisti e le opere. A questo lavoro minuzioso e tenace, Leonardo Benevolo ha dedicato tutta la vita. Ora, superati gli ottant'anni, ha deciso di indagare la contemporaneità nel suo nuovo libro, L'architettura del nuovo millennio (oggi a «Leggere per non dimenticare», ore 17.30, Biblioteca Comunale di via Sant'Egidio 21, ingresso libero; introducono Francesco Gurrieri e Vittorio Franchetti Pardo), dove rivisita la storia dei maestri e delle opere più significative degli ultimi trent'anni, da Norman Foster a Renzo Piano, Richard Rogers, Jean Nouvel, Frank Gehry, Daniel Liebeskind e molti altri. Senza pretese di sistematicità, lasciandosi guidare dall'estro, dalle predilezioni personali, «perché questo non è un libro di storia - spiega Benevolo - sono riflessioni personali dettate dalle mie preferenze e dove non mi preoccupo di giustificare le scelte in una visione storica completa».
Ma anche affidandosi a un'idea di architettura maturata in decenni di studi e che adesso si lascia utilizzare come metro di paragone col presente: «L'architettura è un'attività particolare, caratterizzata dal legame con la lunga durata. La novità effimera, in questo campo, serve a poco. Anche perché a una novità ne succede un'altra e un'altra ancora e questo meccanismo, accelerandosi, diventa futile. Oggi più che mai dobbiamo pensare a un assetto del paesaggio che duri nel tempo». (...)