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  Progetti di utopia per la città situazionista  

Progetti di utopia per la città situazionista

 

L'architettura secondo Guy Debord nel saggio «La nuova Babilonia» di Leonardo Lippolis, uscito per Costa & Nolan

Testata:
il manifesto
 
Data:
09-05-2007
 
Autore:
Nando Vitale
 
 
«Si sa che i situazionisti, per cominciare, volevano almeno costruire delle città, l'ambiente favorevole all'illimitato dispiegarsi di nuove passioni. Ma naturalmente non era facile; così che ci siamo trovati obbligati a fare molto di più. E, lungo questo cammino, parecchi progetti parziali hanno dovuto essere abbandonati»: così scriveva nel 1972 Guy Debord nel suo testo Sull'architettura selvaggia. Nell'incompiuto progetto dell'Internazionale situazionista, un posto di rilievo è occupato dai rapporti con l'architettura: prima di denunciare il totalitarismo della «società dello spettacolo», Debord e compagni si impegnarono attivamente in un progetto architettonico-sociale finalizzato alla costruzione della «cattedrale del socialismo».
Di questa esperienza vi è una traccia significativa nel film di Guy Debord, La società dello spettacolo (trasposizione cinematografica dell'omonimo libro del 1967), in cui compare la riproduzione della Piccola Torre di Babele dipinta da Bruegel il Vecchio, sul fermo immagine della quale si sente la voce di Debord che declama la necessità rivoluzionaria di costruire i luoghi in cui gli individui e le comunità possano riappropriarsi della loro storia totale.
La vita quotidiana anziché il monopolio politico-economico diventa il luogo dove tentare la rivoluzione: e l'architettura, essendo il mezzo più semplice per articolare il tempo e lo spazio, per modellare la realtà, non può che costituirne lo strumento privilegiato. Il volume di Leonardo Lippolis, La nuova Babilonia. Il progetto architettonico di una civiltà situazionista (Costa&Nolan, pp. 325, euro 18,80, ricostruisce adesso in maniera dettagliata il tentativo situazionista di costruire una «nuova città», fornendo materiali inediti e intrecciando relazioni proficue con i principali filoni del pensiero critico novecentesco. (...)
 
 
 

 

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