Ci sono i metodi tradizionali sempre validi: inferriate e lucchetti. Ci sono quelli tecnologici: sistemi anti intrusione che fanno scattare l'allarme nella caserma dei carabinieri o al commissariato di polizia. Ma nella lotta per proteggere i beni culturali ecclesiastici dagli attacchi dei ladri, non bisogna sottovalutare rimedi all'apparenza superflui, che invece si rivelano decisivi, soprattutto per recuperare quanto è stato rubato: fotografie, semplici descrizioni oppure il vero e proprio inventario.
Un autentico appello a procedere in tal senso è venuto ieri dal generale Giovanni Nistri del comando dei carabinieri per la tutela del patrimonio culturale, intervenuto al convegno organizzato dall'apposito Ufficio della Cei in occasione della XV Giornata nazionale per i beni culturali ecclesiastici. «Le fotografie - ha detto l'alto ufficiale - sono decisive non solo per rintracciare i beni rubati, ma anche per restituirli ai legittimi proprietari. Ogni chiesa, dunque, dovrebbe possedere almeno un album fotografico con una breve descrizione di tutti gli oggetti d'arte in essa custoditi».
Le diocesi italiane, comunque, su questo fronte si sono già mobilitate da tempo. Come ha ricordato in apertura di giornata don Stefano Russo, direttore dell'Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici, sono più di 5.200 le chiese italiane che hanno installato sistemi di sicurezza, in gran parte finanziati con la quota di otto per mille che ogni anno i vescovi italiani destinano alla conservazione dell'ingente patrimonio artistico di proprietà ecclesiastica. (...)
Laura Gavazzi, che cura in particolare questo settore presso l'Ufficio nazionale della Cei, ha fatto ieri il punto della situazione. «Quasi tutte le diocesi italiane hanno iniziato il lavoro - ha ricordato l'architetto -. Inoltre 70 su 226 lo hanno già completato e sono già 2 milioni e 400 mila le schede inventariate (ogni scheda si riferisce a un bene, ndr)». L'inventario dei beni culturali ecclesiastici, ha proseguito Gavazzi, «è una efficace prevenzione contro i furti, in quanto ogni scheda è in pratica una carta di identità del bene cui si riferisce. In tal modo si rende più facile anche il ritrovamento in caso di sottrazione. La banca dati dell'Ufficio nazionale infatti è accessibile anche da parte dei carabinieri».
(...)