"Così muore l'Agro Romano"A rischio torri medievali, acquedotti, casali: l'allarme di Italia Nostra
Testata:
la Repubblica
Data:
30-05-2007
Autore:
Carlo Alberto Bucci
Due torri, a un passo l'una dall'altra. Ma con due destini opposti. Una, l'ultima, costruita col vetro e riempita di city car, sta bene e fa pubblicità alle Smart. L'altra, fatta di pietre, marmi e storia, è minata da una fenditura che la sta spaccando in due. Siamo tra Gra e A24, nel pieno dell'Agro romano. È "L'ultima campagna intorno a noi", come recita l'appello che sarà lanciato oggi a Roma in occasione del Premio Antonio Cederna, giunto al quinto anno, per salvare il paesaggio e le testimonianze architettoniche di quest'area lontana dal centro storico e da un progetto che metta al sicuro dall'oblio le 15 torri medievali di avvistamento, gli altrettanti ponti e - solo per citare i casi più drammatici - gli almeno 30 casali che, dai monti Tiburtini al Soratte, dai Colli a Fregene, sono testimonianza del tempo in cui la campagna romana era spazio agricolo, prima di divenire preda della malaria e, quindi, nell'Ottocento, terra di bonifiche.
«Nessuna immagine è più eloquente del Torraccio di Sant'Eusebio che sta crollando e della torre con le Smart dentro che gli è stata costruita accanto», spiega Oreste Rutigliano, vicepresidente di Italia Nostra che, in collaborazione con la presidenza del Consiglio provinciale e le altre associazioni ambientaliste, ha organizzato la giornata di oggi a palazzo Valentini (ore 17.30). «E l'esemplarità del monumento che si vede dal Raccordo anulare è dovuta al fatto che, appartenente allo stesso complesso, c'è un casale che privati hanno invece restaurato nel migliore dei modi». Nel corso dell'incontro verrà riproposta la mappatura, realizzata da Luigi Cherubini, dei monumenti più a rischio. (...) Per queste semplici, importanti opere di architettura e d'ingegneria, strettamente connesse al paesaggio che le circonda (quel tutto unico di storia e natura che, scrive Salvatore Settis, costituisce la peculiarità e la ricchezza del «patrimonio culturale italiano»), Italia Nostra ha chiesto un fondo nazionale che, utilizzando soldi della legge per Roma Capitale, finanziamenti della Regione ma anche dell'Unione europea, fino alle sponsorizzazioni di privati, permetta di salvare il patrimonio dell'Agro romano; ad esempio, assicurando alla collettività, attraverso gli acquisti, quei beni che i privati abbandonano. L'incontro di oggi in Provincia servirà agli ambientalisti anche per denunciare il milione e mezzo di metri cubi di cemento che minaccia, in particolare, l'area di Marino, Casale Megroni, Mugilla. (...) Per quel che resta dell'Agro romano, "L'ultima campagna intorno a noi", «la legge di tutela - conclude La Regina - è l'ultima possibilità di sopravvivenza». |
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