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«Così Napoli ha perso la sua provincia»

 

Napoli celebra Salvatore Bisogni

Testata:
Corriere del Mezzogiorno
 
Data:
23-06-2007
 
Autore:
Diego Lama
 
 
Napoli celebra Salvatore Bisogni. Lunedì alle 10.30 nell'aula Gioffredo di Palazzo Gravina l'architetto terrà la lezione di addio alla facoltà di Architettura, sul tema «Il progetto di architettura dalla città consolidata alla città aperta». Introdurrà Benedetto Gravagnuolo, interverranno Guido Canella, Renato De Fusco, Antonio Monestiroli, Franco Purini, Valeria Pezza, Pasquale Belfiore. Subito dopo sarà inaugurata la mostra di progetti dedicata all'architetto napoletano.
Professor Bisogni, lei è uno dei maestri della facoltà di Architettura di Napoli, ma in città ha costruito poco. Ha progettato, con Anna Buonaiuto, un mercatino rionale nel popolare quartiere San Ferdinando, a pochi passi da via Chiaia. Un edificio che è diventato emblema della cattiva gestione architettonica della città, basta ricordare la sua storia assurda: fu progettato negli anni '80 (gli fu dedicata la copertina della più importante rivista di architettura dell'epoca, «Casabella»), ma venne realizzato solo 20 anni dopo, nel 2001. Purtroppo da allora non è stato mai utilizzato...
«Per me è un dolore enorme osservare il mercatino di Sant'Anna di Palazzo ancora nuovo ma abbandonato. Io lo avevo immaginato pieno di persone, vivo, chiassoso come lo sono i mercati popolari. Invece oggi è completamente deserto, inutile. La critica che ricevetti fu che i locali erano troppo piccoli ma fu così che mi venne chiesto di realizzarli. La verità è che gli amministratori non sono in grado di governare quel piccolo edificio o forse ancora non hanno trovato qualcuno che sia in grado di farlo al posto loro. Devono ancora pagarmi il 20 per cento della parcella: sono soldi che ritengo persi. Però sarei molto felice di assistere alla sua rinascita, anzi alla nascita, perché l'edificio è costato molto alla collettività e vederlo così è un gran dispiacere. Speriamo che l'amministrazione s'impegni a farlo funzionare. Sta di fatto che ora nel mercatino vendono solo carta igienica e indumenti intimi, col permesso dei cinesi».
(...)
Fenomeni simili avvengono anche nel resto d'Italia, Come si è trasformato il mondo dell'architettura nazionale dal dopoguerra ad oggi?
«L'evoluzione dell'architettura italiana è stata debole. Fatta eccezione per certe punte che, secondo me, sono state Rossi e Grassi, ed anche Gregotti per certe sue piccole cose. Subito dopo la guerra esistevano pochi maestri italiani: c'era questa pattuglia abbastanza seria guidata soprattutto da Terragni, Libera, i Novaresi da un lato, alcuni milanesi, Figgini, Pollini, Albini... ma poi l'architettura italiana ha ceduto il passo, non ce l'ha fatta! La tradizione è stata interrotta, non dalla guerra, ma dal dopoguerra... C'era poi una enorme fame di alloggi, non dimentichiamolo. E quando è giunto il Post Modern, negli anni '70-'80, era in ballo solo il potere, non più l'architettura, Così si è sviluppato un funzionalismo cretino, ammantato da una veste storicista. Peccato».
 
 
 

 

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