Il ritmo di marcia della riforma delle professioni è cambiato. Si può dire che già da qualche mese la speditezza e la determinazione che avevano accompagnato il processo di riforma in fase di avvio si siano andati perdendo e abbiano lasciato il passo a una situazione di stallo.
Il disegno di legge delega che porta il mio nome è stato consegnato all'attenzione di un Parlamento che ha prodotto altri sette disegni di legge, otto proposte in tutto. Ci si aspettava che cominciasse subito un dibattito serrato nell'ambito delle Commissioni Giustizia congiunte e che prevalesse la volontà di dare seguito all'idea di rendere migliore l'offerta di saperi intellettuali. Invece, l'approccio scelto, quello delle audizioni, ha semplicemente spostato questa fase in avanti e reso incerto il tempo di maturazione delle scelte vere. (...)
È tempo allora di riprendere a ragionare sui modi in cui le categorie professionali si potranno di nuovo sentire sistema e non parte accessoria di un modello di crescita in cui i saperi contano, ma sono riconosciuti come importanti solo se inseriti in una macchina produttiva a vocazione seriale.
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