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Firenze la bella addormentata

 

Neppure gli interventi avviati riescono a scuotere l'immobilismo della città. Ancorata al passato

Testata:
L'espresso
 
Data:
06-07-2007
 
Autore:
Roberto Di Caro
 
 
Le etichette che le città, come gli individui, si appiccicano scientemente o si ritrovano addosso per i casi della vita e della storia, finiscono per tirarsi dietro atti e comportamenti che le confermano. Così la Firenze litigiosa e inconcludente, che di un grano d'accidia fa da sempre un blasone di nobiltà, è inciampata nell'ennesima insanabile querelle: lo scontro fra l'architetto Jean Nouvel, vincitore nel 2002 di un concorso internazionale patrocinato dal Comune per l'area dell'ex concessionaria Fiat in via Belfiore, e la Baldassini-Tognozzi-Pontello, costruttore quasi monopolista in città, che quel progetto doveva trasformare in un albergo di 260 camere, auditorium da 700 posti, galleria commerciale, pergola, parcheggio sotterranero di quattro piani, cento alloggi per il Comune ad affitto convenzionato, 'muro verde' alto sei metri. Hanno litigato su tutto: aspetto finale dell'albergo, dimensioni degli spazi interni, arredi, materiali, numero dei piani del parcheggio, lievitazione dei costi da 65 a 100 milioni e onorario dello studio di progettazione. Inutili tutte le mediazioni dell'assessore all'Urbanistica Gianni Biagi, alla fine Nouvel ha tolto la firma e sbattuto la porta, con una buonuscita di 1,4 milioni.
Non è un caso isolato. Al contrario. Su tutto ciò che è destinato a mutare o a riequilibrare diversamente il tessuto urbano, dalla riconversione delle aree di Castello e di Novoli alla nuova tramvia, dall'estensione della Zona a traffico limitato in centro all'inevitabile internazionalizzazione delle sue imprese e banche, Firenze sembra tendere istintivamente a proteggersi dai grandi cambiamenti, inceppandoli o ritardandoli. "Finisce che le cose nascono male, o tardi: già vecchie, dal punto di vista sia estetico sia delle funzioni", attacca Gabriele Corsani, ordinario di Storia dell'urbanistica: "Guardi i progetti anni Settanta per gli insediamenti chiave nell'area di Novoli". Il parco verde lo faranno, ma più piccolo che nell'ambizioso masterplan di Lawrence Halprin. Il Palazzo di giustizia, di Leonardo Ricci, lo stanno per terminare, libererà cinque storici immobili in centro, ma già lo chiamano alla romana 'il Palazzaccio', e la piazza interna che deve dargli luce e agio la bollano come anticamera del carcere, per via di una certa somiglianza con i bracci all'americana. Stessa storia per la vicina nuova sede delle facoltà giuridico-economiche, progetto di Adolfo Natalini. "Non è neppure colpa degli architetti: dopo due decenni di parole e polemiche, qualunque cosa appare vecchia alla nascita".
(...)
 
 
 

 

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