Creatore di spazi, inventore di forme, poeta dell'acciaio, Richard Serra è l'ultimo grande esponente del modernismo. Il Museum of Modern Art di New York ne celebra l'opera con una monumentale retrospettiva, 'Richard Serra Sculpture: Forty Years'. "Sento dire che le mie sculture sono bellissime", dice Serra, "non credo che la bellezza sia mai nelle cose, ma nell'esperienza che individualmente abbiamo di un opera d'arte o di un oggetto". Infatti la sua arte prevede l'esperienza dello spettatore come un processo dinamico: sono sculture in cui si entra, si esplora, si evocano emozioni. A 67 anni, Serra ha una presenza imponente, nonostante la sua statura modesta. Nella testa senza più capelli troneggiano due occhi penetranti che illuminano un volto severo capace di aprirsi improvvisamente in sincere risate. La voce ferma e decisa è un veicolo per la sua intelligenza errabonda. Calibra ogni parola con la precisione di un letterato. Per settimane, si è aggirato tra gli enormi spazi del MoMA prima che iniziasse l'allestimento. Già, perché una retrospettiva dello scultore americano richiede tempi lunghi di preparazione anche a livello ingegneristico dato il peso e la difficoltà di trasporto delle sue opere. La mostra in corso, curata da Kynaston McShine e da Lynne Cooke della Dia Foundation in collaborazione con l'artista, ripercorre le tappe dello sviluppo artistico dello scultore, fino alle tre grandi sculture 'Band', 'Sequence' e 'Torqued Torus Inversion' completate nel 2006 appositamente per il MoMA.
(...)
Scendendo nei vasti spazi del secondo piano del museo, concepiti proprio con Serra in mente, si entra nel cuore della mostra. Qui la scala gigantesca delle opere, la loro fisicità, equilibrio e forza gravitazionale prendono il sopravvento. L'effetto sono reazioni, razionali e istintive, di segno opposto. Ci si sente insieme sovrastati, oppressi e sedotti, affascinati. (...)
"Ho posto in primo piano la mia fascinazione per la fisicità dei materiali e il desiderio di stabilire un rapporto profondo con l'oggetto, la sua ubicazione e il percorso del pubblico", dice Serra. Mai l'acciaio è parso tanto bello. Più di un critico sostiene che quello che ha fatto Michelangelo per il marmo, Serra lo sta facendo per l'acciaio. Il rapporto tra Serra e i materiali con cui lavora è anomalo per un artista. Lui stesso ama paragonarsi agli architetti: "Se prendiamo Tadao Ando e andiamo a studiare come ha usato il cemento, ci accorgiamo che per lui è un materiale che crea forme, non solo struttura come nella tradizione di Le Corbusier e Barton Mayers. Ando usa il cemento, enfatizzandone lo spessore, la qualità della sua superfice proprio per plasmare. Nello stesso modo, cerco di usare le caratteristiche dell'acciaio, lasciando che imponga la propria forma sulle forme che creo". (...)