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  Rassegna cinematografica: "Cinema e architettura" - Verona , Le torri dell'Eur? Sono un bene da salvaguardare , Le torri dell'Eur? Sono un bene da salvaguardare , POINT Z.E.R.O. , POINT Z.E.R.O. , POINT Z.E.R.O. , Un museo nella fabbrica di Schindler  

Un museo nella fabbrica di Schindler

 

Qui nascose 1.100 ebrei perseguitati dal nazismo

Testata:
la Repubblica
 
Data:
15-07-2007
 
Autore:
Mara Amorevoli
 
 
Era il simbolo del coraggio di un uomo e della voglia di vita di migliaia di perseguitati. Diventerà un museo e a realizzarlo sarà un' équipe di professionisti italiani. Una vecchia fabbrica dismessa con la copertura a shed, tipica dell' architettura industriale dei primi del '900, inglobata in una nuova struttura da costruire. In tutto, circa 8 mila metri quadrati per ospitare il nuovo Museo d'Arte moderna e contemporanea di Cracovia. La vecchia fabbrica è l'ex manifattura di oggetti smaltati di Oskar Schindler, l' imprenditore tedesco passato alla storia per aver salvato dall'Olocausto 1.100 ebrei e reso famoso in tutto il mondo dal film di Spielberg "Schindler's list". (...) Decise di fare qualcosa per gli ebrei e ne riuscì a salvare un migliaio con il pretesto di impiegarli come personale nella sua fabbrica. Quella che, appunto, diventerà adesso un museo. Capannoni da trasformare, in parte da demolire e a cui si aggiungono nuovi spazi espositivi, servizi, giardini e percorsi di collegamento. Il progetto che ha vinto il concorso internazionale per realizzare il nuovo museo è dell' architetto fiorentino Claudio Nardi, che ha sbaragliato gli altri 27 concorrenti aggiudicandosi l' incarico che lo porterà nella città polacca la prossima settimana per firmare convenzione e contratto. «Entro il 20 novembre dovrà essere pronto il progetto definitivo e a giugno 2008 partirà l' appalto dei lavori per un importo di 10 milioni di euro» racconta Nardi, citando una nota curiosa: «Ventidue progetti su ventotto concorrenti sono stati eliminati per non aver osservato le prescrizioni del bando, per avere osato strutture troppo ardite, mentre lì non c'era posto per fare il grande gesto alla Frank Gehry, c'era solo da costruire sul costruito, con attenzione e sensibilità al confronto con le preesistenze che la cultura italiana tiene ancora come valore». Il progetto che Nardi ha firmato con i suoi collaboratori Leonardo Maria Proli e Annamaria Tronci, ha convinto la giuria perché è riuscito ad armonizzare e coniugare la memoria della vecchia fabbrica con la contemporaneità che ne disegna il futuro. (...)
 
 
 

 

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