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Censimento e restauro una svolta sulle opere più recenti

 

Il Dipartimento regionale della Sicilia si propone obiettivi di promozione e sostegno

Testata:
la Repubblica
 
Data:
20-07-2007
 
Autore:
Rosanna Pirajno
 
 

Poiché gli esempi che si vedono in giro non forniscono risposte esaurienti, cosa si intenda per architettura moderna e se sia proprio necessaria la specifica "di qualità", resta un nodo irrisolto soprattutto per i tanti edifici che, non mostrando qualità alcuna, si ammassano nel vastissimo campo della edilizia corrente. Eppure l' interrogativo si impone, e per almeno un paio di ragioni: perché si è discusso di "Restauro del moderno" in un recente convegno organizzato dal Dottorato in Progettazione della facoltà di Architettura, e perché almeno due strutture di nuova istituzione, la Darc nazionale, Direzione generale per l' architettura e l' arte contemporanee e l' omologo regionale Dipartimento architettura e arte contemporanea istituito nel 2006, si pongono l'obiettivo di censire e rivalutare un patrimonio di opere che non ha goduto di considerazione adeguata al valore che da tempo gli viene riconosciuto dagli studiosi. In verità, perché l' architettura antica si restauri e la nuova no se lo chiedeva già nel 1981 lo storico dell' architettura Renato De Fusco, portando a sostegno della questione la scriteriata demolizione a Bruxelles della Maison du Peuple di Victor Horta, capolavoro dell' Art Nouveau. Ci sono voluti quindi vent' anni per capire quanta attenzione meritasse il problema sollevato a tutela della «produzione architettonica che va dalla fine dell' Ottocento alla seconda guerra mondiale, quella che è stata definita Movimento moderno o "tradizione del nuovo", per distinguerla dalla storia dell' architettura di un passato più remoto». Se la Darc ministeriale si ripromette di presentare entro il 2009 un esauriente censimento degli edifici di interesse storico artistico, fra quelli edificati dagli anni Cinquanta ad oggi, il Darc regionale si propone di affiancare alle «tradizionali attività di tutela, protezione e restauro dell'antico» nuovi obiettivi di «promozione, sostegno e valorizzazione di architettura e arte contemporanea», per i quali nel 2007 delinea precisi criteri di scelta delle opere da segnalare. (...) Ritenendo dunque opportuni e sensati i criteri tracciati dal medesimo per la catalogazione del moderno di valore, non si imporrebbe anche la questione della "demolizione" del moderno che, non rientrandovi, deturpa i nostri siti e affligge i nostri sensi estetico-pragmatici? Come la mettiamo allora per i "mostri" a cui manchino quei presupposti di «valore di qualità all' interno del contesto territoriale in cui è realizzato»? Se siamo certi di potere inserire in catalogo senza sfigurare, tanto per fare un esempio, la piscina olimpionica comunale realizzata nel 1973 su progetto di Gianni Pirrone, in quale elenco collocare il massiccio e confusionario palazzetto dello sport che hanno edificato appena fuori Cefalù, senza preoccuparsi né del Progetto del Moderno né del Paesaggio dell' Architettura né del Paesaggio tout court? Chissà, forse bisogna re-imparare a "saper vedere" l'architettura, magari cominciando da questi buoni e trascurati esempi del Moderno disseminati nelle città siciliane, per poi imparare a pretendere una architettura pubblica e privata "di qualità" e star meglio tutti.
 
 
 

 

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