(mentre si scrive in abbondanza di periferie) e non riguarda solo i fenomeni più noti, come il crescere della microcriminalità e persino della malavita organizzata o il degrado degli edifici, ma una problematica più ampia, che investe la stessa fisionomia presente e futura delle città, la loro identità, il loro ruolo territoriale.
La questione interessa in particolare i principali capoluoghi del Sud, in cui bellezza e degrado si confrontano quotidianamente.
«L'Italia ha una forte eredità storica fondata sui centri urbani - dice lo storico Cosimo Damiano Fonseca - . La stessa vocazione urbanocentrica, che l'antichità trasmette al medioevo e alla civiltà comunale, proveniente dal mondo classico, definisce il primo elemento dell'intelaiatura urbana: vocazione che comincia a sgretolarsi in età umbertina e collassa con la costituzione dei nuovi quartieri negli anni dell'immediato dopoguerra. Ora le città antiche e medievali erano intrameniali: al centro erano i palazzi del potere politico e amministrativo, i luoghi dell'incontro religioso. È questa unità urbanistica che in età contemporanea è andata progressivamente in crisi». (...)