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  Un'occasione irripetibile  

Un'occasione irripetibile

 

Dismissioni immobiliari a Roma, le caserme tornano alla città

Testata:
Corriere della Sera
 
Data:
13-08-2007
 
Autore:
Giuseppe Pullara
 
 
Più o meno cent'anni fa i confini urbani di Roma erano ridottissimi rispetto a quelli attuali. Viale delle Milizie rappresentava l'estrema barriera a nord, con le sue caserme simboleggianti il bastione con cui fronteggiare un nemico giunto sempre da settentrione. Oggi il quartiere Prati è centralissimo e i suoi imponenti edifici militari sono venuti a trovarsi nel cuore della città. Autentici corpi estranei alla vita civile, hanno via via assunto un'aria goffa e patetica, così grossi, ingombranti e fuori posto. La loro dismissione, la loro trasformazione o la loro demolizione sono diventati atti dovuti essendo i casermaggi urbani indeboliti nelle funzioni e del tutto inopportuni. Il processo è in corso ma è lentissimo: in genere i militari fanno riferimento all'«hic manebimus optime» (non ci muoviamo) pronunciato dal centurione che difendeva l'Urbe dai Galli.
Se il problema è fare, ma fare in fretta nello smantellamento della rete di caserme urbane quando non c'è più nemmeno la leva obbligatoria, la questione parallela è come utilizzare centinaia di migliaia (forse milioni) di metri cubi con le stellette. Il Demanio lancia segnali rassicuranti: non tocca a noi decidere, si seguirà il Piano regolatore. Ma al tempo stesso nei documenti di competenza viene reiterato il concetto che al posto delle caserme la cosa più logica è metterci centri commerciali, uffici, hotel. L'idea di «valorizzazione » delle dismissioni immobiliari riguarda ogni tipo di attività economica e tutto sembra dunque predisporre l'arrivo nei quartieri di terziario non richiesto, forse inutile, magari nocivo se non altro per l'aggravarsi del traffico.
La facoltà di Architettura di Valle Giulia da tempo aspira ad ampliare il proprio servizio culturale trasformando gli ambienti militari di via Guido Reni, proprio davanti a quel nuovo Maxxi, in costruzione, magicamente nato da una caserma. Eppure sembra che Roma non abbia bisogno d'altro che di shopping center, quasi vi abitassero tre milioni di Paris Hilton. Città di cultura e d'arte, questa metropoli potrebbe prendere l'occasione delle caserme in disarmo per rafforzare la propria struttura artistica e culturale assumendo finalmente funzioni internazionali non solo basate sul remoto passato ma sull'attività presente. Qualcosa si è mosso in questi anni ma le tentazioni mercantili sono in continuo assedio. Se si pensa che le iniziative culturali si sono dimostrate efficacissimi volani per l'economia non si dovrebbero avere dubbi sul futuro dei casermaggi romani. I turisti cinesi, tanto attesi, non verranno certo per i nuovi mall.

La città che cambia: le aree militari di Elvira Serra

 
 
 

 

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