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«Difficile progettare in Italia. Troppa politica»

 

Richard Meier: un museo a cielo aperto, ogni opera è una sfida

Testata:
Corriere della Sera
 
Data:
15-08-2007
 
Autore:
Stefano Bucci
 
 
La maledizione per gli architetti italiani, sembra essere quella di dover vivere e lavorare in un paese pieno di fantasmi. E che fantasmi: Palladio, Brunelleschi, Leon Battista Alberti. Questa, almeno, è l'opinione delle «archistar»: l'ultimo ad avvalorare questa ipotesi è stato, in ordine di tempo, il quasi centenario Oscar Niemeyer che a proposito dell'Italia soltanto qualche giorno fa aveva detto: «l'Italia è un paese bellissimo, un museo a cielo aperto dove lavorare è forse più difficile che da altre parti, almeno per gli architetti che debbono confrontarsi costantemente con modelli troppo importanti». E, tanto per fare un nome, aveva immediatamente citato il Palladio.
Sulla stessa linea si colloca ora l'americano Richard Meier (...)
«Progettare a Roma - dice Meier - è complicato: c'è sempre un modello da sfidare. E se è difficile per me che sono americano, a maggior ragione deve esserlo per un italiano». Dunque, Roma «città troppo ricca in architettura» (...)
Dietro la sua calma apparente, però, Meier non manca di lanciare accuse: «L'Italia è l'unico paese al mondo dove ad essere contestati sono sempre e solo gli edifici pubblici. In America succede esattamente l'opposto, si contesta solo sul lato dell'architettura privata» (aggiungendo «l'Italia è anche l'unico paese dove i nuovi edifici si inaugurano più di una volta»). (...)
Meier difende a spada tratta la sua scatola di vetro: «L'ho pensata proprio a misura per quello spazio, può sembrare troppo grande ma è proporzionata al monumento che contiene, l'Ara Pacis appunto». E nonostante stimi Veltroni (che ha ripetutamente difeso il suo progetto) arriva a dire che secondo lui «è più facile lavorare a Venezia che a Roma». Perché? «A Roma ci sono troppe sollecitazioni. Di ogni genere ». E aggiunge «Quella dell'Ara Pacis è stata una strada lunga, all'inizio è stato più che altro un problema politico e così ho scoperto che in Italia, a differenza che negli Stati Uniti, la politica sembra avere molto a che fare con l'architettura». (...)
Più che capire come un edificio «si possa relazionare con ciò che lo circonda», Meier sembra voler in qualche modo comprendere «come l'architettura possa migliorare la realtà» («Roma deve imparare a vivere come una città del XXI secolo» dice). È successo, in fondo, in un progetto periferico come la chiesa Dives in Misericordia nel quartiere di Tor Tre Teste: a cominciare dall'elemento religioso, «un tema complesso» visto che Meier oltretutto è di religione ebraica. «È stata una bella sfida, anche se in qualche modo mi sentivo più sicuro perché nessuno in Italia osa toccare il Vaticano». Ma anche qui arriva la precisazione: «Quando passa troppo tempo tra un progetto e la sua realizzazione, crescono anche i problemi, perché è segno che qualcosa non va tra il committente e l'architetto».
(...)

 
 
 

 

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