«Io, comunista irriducibile, mi ispiro alle curve delle donne»Amori e furori del grande architetto brasiliano che sta per compiere cento anni
Testata:
Corriere della Sera
Data:
09-08-2007
Autore:
Stefano Bucci
Si dice sempre: la solitudine dei Grandi Vecchi. Niente di più sbagliato. Almeno quando si parla di Oscar Ribeiro de Almeida de Niemeyer Soares universalmente conosciuto come Oscar Niemeyer, uno dei maestri dell'architettura di tutti i tempi, quello che dal nulla è stato capace di inventare addirittura una città-sogno, Brasilia. Niemeyer tra pochi mesi (per l'esattezza il 15 dicembre) compirà cento anni, eppure nel suo piccolo studio con vista sulla spiaggia di Copacabana, al nono piano di Casa Ypiranga, non c'è aria di smobilitazione né di celebrazione preventiva (come era invece accaduto a suo tempo per Philip Johnson). «Non sono mai solo - dice -. Al mattino arrivo alle dieci e mi metto subito a lavorare ai nuovi progetti con i miei assistenti. Disegno, faccio qualche schizzo, soprattutto li consiglio, mangio insieme a loro». Ma il bello arriva alla sera: «Smetto di occuparmi di architettura, in fondo l'ho fatto per una vita intera. Tutti i giorni alle cinque apro il mio studio ad un amico professore per fare piccole conferenze sui grandi temi dell'esistenza». E così sulle sedie di plastica gialla, davanti a quel muro su cui proprio Niemeyer ha disegnato la silhouette di una donna nuda distesa («le mie architetture nascono da lì, dalle "curve" delle femmine che ho amato»), si sono già seduti in tanti, spesso anche giovani. Per discutere di stelle, di letteratura, di filosofia, di politica, dell'evoluzione dell'uomo, qualche volta persino di religione. Insomma «del domani e di quello che sarà» spiega con orgoglio Niemeyer.
(...) Se è vero che per lui l'architettura non è più tutto, a Niemeyer il lavoro però non manca. Da poco è stato inaugurato il suo Teatro Popolare a Rio, sta continuando ad occuparsi del contestato Auditorium di Ravello e della manutenzione dei suoi edifici molti dei quali riconosciuti «patrimonio dell'umanità» (quindi solo lui in teoria dovrebbe restaurarli). E sta progettando un nuovo museo a Valparaiso in Cile: «La cosa più importante è che accanto al museo ci saranno una biblioteca e una scuola dove i ragazzi potranno leggere e studiare. Lo sa che gli studenti sono sempre più specializzati, ma che non hanno mai letto un libro?». Niemeyer è anche scultore: tra i suoi «classici» c'è una tigre (l'America) che si avventa su un piccolo uomo armato solo della bandiera di Cuba e (il più recente) un fiore rosso aperto verso la Senna appena collocato nel Parco di Bercy, a Parigi. Un suo erede? «Se le dicessi un nome, farei un torto a molti» (magari all'altro Pritzker brasiliano, Paulo Mendes da Rocha che finge di conoscere). Qualche collega che stima in modo particolare? «Renzo Piano » (fu proprio Niemeyer a sponsorizzare il suo nome per il progetto del Beaubourg ndr). Tra gli altri amori: Palladio, il palazzo dei Dogi a Venezia, il cemento armato, Georges Simenon. Mentre (forse più banalmente) considera l'Italia «un Paese bellissimo, un museo a cielo aperto dove lavorare è più difficile che da altre parti, almeno per gli architetti che debbono confrontarsi con modelli troppo importanti». (...) |
||