Sarà un museo vivo, dove gli allestimenti scenografici diventeranno loro stessi opere di design. Formula inedita in cui le opere esposte, invece di cristallizzarsi, torneranno ad essere materia prima, oggetti di nuove invenzioni. Il 6 marzo si inaugura il Museo del design, al primo piano della Triennale. E per la prima «messa in scena» scendono in campo il pittore e filmaker Peter Greenaway e l'architetto Italo Rota. Il presidente della Triennale Rampello aggiunge: nascerà anche un centro di ricerca che sarà cerniera tra diversi linguaggi.
Un museo dove gli allestimenti scenografici diventano opere di design. Dove le opere esposte, oggetti per la casa, poltrone, lampade, biciclette, scooter, treni, elicotteri, sono sempre le stesse ma non restano cristallizzate nel tempo, invece tornano materia viva, oggetti di nuove invenzioni.
C'è una data per il taglio del nastro, il 6 febbraio, c'è una collocazione, al primo piano interamente restaurato e climatizzato del Palazzo dell'Arte, ci sono gli artisti scelti per la prima «messa in scena» per il «Museo del design »: Peter Greenaway, filmaker di successo e pittore (consacrato come tale per "I misteri del giardino di Compton House"), e Italo Rota, uno degli autori del Museo d'Orsay di Parigi insieme a Gae Aulenti. Due «architetti anomali», come li definisce Davide Rampello, presidente della Triennale, perché «creare oggi un Museo del design significa inventare una formula inedita». E cioè non più raccogliere oggetti con «un criterio classificatorio per anno e per genere o per autore - spiega Rampello - , perché questo toglie agli stessi l'aura dell'affettività che noi tutti riversiamo su oggetti, sì di design, ma nati per diventare oggetti di uso comune».
Italo Rota, che aveva già dato una indimenticabile definizione di «illuminare, inventare la notte per riscoprire il giorno», spiega il Museo del design così concepito come «archeologia viva, breve e immediata su quello che ancora è tiepido». Dunque sul presente che viviamo. Il lampadario di Castiglioni, la poltrona Lady di Zanuso, la sedia di Magistretti. E poiché la questione della produzione in serie è centrale nella storia del design, il nuovo museo sarà affiancato dal primo Laboratorio di restauro del Modernariato, in collaborazione con il Politecnico e la facoltà di Chimica di Pavia.
Un museo, questo, non da guardare ma da seguire nel tempo. Che corrisponda al tempo fluido che tutti noi viviamo. (...)