«Una scomposta massa di ciechi, ecco cosa siamo. Se dovessimo dare una definizione dello sguardo contemporaneo, descrivere l'attenzione verso quello che ci circonda, dovremmo concludere che la nostra è una società avvolta nel buio, dove il vedere, e quindi il capire, appare come un qualcosa che non ci appartiene più».
Mimmo Jodice, parla lentamente, quasi sottovoce, misurando le parole, con pudore, proprio come costruisce le sue splendide immagini: attraverso un processo di sottrazione. Ma il tono della voce contrasta con la durezza delle parole, divise tra l'amore dell'utopia e la consapevolezza del disincanto.
Il grande fotografo napoletano, (ma quanto è riduttiva e incerta questa definizione?) è da domani a Milano con una sua personale da Forma (lo spazio gestito dalla Fondazione del Corriere della Sera e Contrasto con Atm) per presentare il suo sguardo sull'Italia degli ultimi trent'anni.
Un'esposizione importante, (oltre 160 immagini in bianco e nero, molte inedite, anche di grande formato) incorniciata in un bellissimo titolo rubato da una poesia di Fernando Pessoa: Perdersi a guardare.
«Ma cosa stavo pensando prima di perdermi a guardare...» recita Pessoa, versi che rappresentano un'unione perfetta con il mondo inquieto e visionario di Jodice, lo stesso del grande poeta portoghese. Una mostra, dunque, che invita a riflettere sul senso della visione, e al tempo stesso esemplare per la ricchezza formale e capacità di evocare emozioni, con immagini che sono un racconto nel cuore del paesaggio italiano, nell'identità stessa della storia e della cultura del nostro Paese. (...)