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Architetti, tocca a voi rifare il mondo

 

Il Presidente della Repubblica francese ha pronunciato questo discorso, di cui pubblichiamo ampi stralci, lunedì in occasione dell'inaugurazione della Cité de l'architecture a Parigi

Testata:
la Repubblica
 
Data:
19-09-2007
 
Autore:
Nicolas Sarkozy
 
 
Voglio porre l'architettura al centro delle nostre scelte politiche. L'architettura ha un ruolo primario nel destino individuale e collettivo degli uomini: non solo lo traduce e lo interpreta, ma lo condiziona. L'architettura disegna le nostre mura, le nostre finestre, definisce il nostro ambiente di vita, orienta i nostri spostamenti, modifica i nostri rapporti con lo spazio e con gli altri.
Con l'architettura, diceva Paul Valery, "noi stiamo, ci muoviamo, viviamo nell'opera dell'uomo". E' il contatto più immediato dei cittadini con l'arte, con la storia, con la creatività. Questa Città rappresenta in verità il nostro Paese intero, il territorio dei nostri valori, dei nostri riferimenti, delle nostre speranze - in una parola, il luogo della nostra identità. Un'identità che affonda le sue radici nelle nostre regioni, e al tempo stesso si esprime nell'universalità di una cultura aperta al mondo, magnificamente riassunta nell'opera dell'architetto sino-americano venuto a costruire una piramide nel cuore stesso del Louvre. L'identità non è sinonimo di chiusura.
Questa società esiste e si perpetua grazie al cemento e ai legami della cultura, e il patrimonio culturale ne è l'illustrazione più visibile e durevole. La nostra epoca è caratterizzata dal trionfo della scienza e della tecnologia, ma al di là degli straordinari universi virtuali creati dall'informatica, rischiamo sempre più di perdere la nozione delle tracce che lasceremo nella storia.
Non sono favorevole a una concezione utilitaristica della cultura. Non credo che la cultura sia una semplice merce. Il teatro, la musica, il patrimonio culturale, l'architettura, il cinema, l'arte e gli artisti vanno sostenuti per ciò che sono in sé, per quanto ci danno sul piano dei significati, della speranza, o anche semplicemente del piacere. La cultura non è un'aggiunta, un "supplemento d'anima", è l'anima stessa della civiltà. La dimensione spirituale non è separabile da quella materiale. L'arte, la cultura, l'architettura sono parte integrante delle condizioni di spirito della società; esprimono la sua visione del mondo, il posto che riserva all'uomo. E ciò è particolarmente vero per l'architettura, che si colloca al crocevia di tutte le tecniche, di tutti i saperi, di tutte le credenze, nel cuore stesso del rapporto col tempo e con lo spazio, dell'immaginario che unisce, o che dovrebbe unire i membri di una stessa comunità umana. E' testimonianza di un passato comune e di una proiezione verso il futuro. E una politica dell'architettura, come ogni altra politica culturale, deve tener conto allo stesso modo delle due facce del problema: il patrimonio culturale e la creatività.
Potremmo dissertare a lungo sul ruolo filosofico dell'architetto, ma è mia intenzione parlare di politica. Perché l'architettura è anche politica, e anzi si colloca al crocevia delle politiche culturali, economiche, urbanistiche, abitative, ambientali ... E' questo il motivo per cui, nel momento stesso in cui i valori collettivi sono minacciati e la competizione mondiale tra i territori giunge al suo culmine, io vorrei dare alla politica dell'architettura del nostro Paese una nuova ambizione, un nuovo afflato creativo.
Ecco ciò che vorrei dire agli architetti di oggi: voi avete una sfida fantastica da raccogliere: quella di sviluppare la vostra creatività in un universo stretto da vincoli economici, portato dalla sua inclinazione naturale a normalizzarsi, a formattarsi, a seguire sempre il principio di precauzione. Se questo principio fosse stato applicato all'architettura, alcune meraviglie non avrebbero potuto nascere. Naturalmente non ho nulla contro il principio di precauzione. (...)

Traduzione di Elisabetta Horvat
 
 
 

 

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