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  Architettura e politica: il modello Sarkò  

Architettura e politica: il modello Sarkò

 

«L'architettura è l'identità del nostro Paese. Mi impegno a restituirle la possibilità di essere audace»

Testata:
Il Sole 24Ore Progetti e Concorsi
 
Data:
24-09-2007
 
Autore:
Paola Pierotti
 
 
Decisionista in campo economico e sociale Nicholas Sarkozy non si è lasciato sfuggire neppure l'occasione offerta dall'architettura per dimostrare che la fama di «uomo forte», capace di incarnare e pilotare l'ambizione di una nuova rinascita della società francese non è immeritata. La «grandeur», nel Paese che ha allevato con i concorsi un' intera generazione di archistar e che proprio per questo gli architetti italiani non mancano mai di additare come modello da imitare, passa anche per un ulteriore pungolo a osare, incoraggiando l'architettura audace. E allora, ha detto Sarkozy all'inaugurazione della Citè de l'architecture a Parigi, basta con le lentezze della burocrazia, la non determinazione da parte dei sindaci, i vincoli delle sempre più numerose regole edilizie e urbanistiche: bisogna sperimentare e a liberare la capacità creativa.
«L'architettura - ha spiegato - è l'identita del nostro Paese per i cinquant'anni a venire. Ed è quindi del tutto normale che in quanto a capo dello Stato io mi impegni appieno nella missione di restituire all'architettura la possibilità di essere audace». Parole che i nostri progettisti, forse, sarebbero disposti a pagare, pur di sentirle pronunciare in Italia. Magari, potendo anche immaginare che come probabilmente accadrà in Francia, non ci si fermerà alle chiacchiere. (...)
In questa sede Sarkozy ha riflettuto sull'ipotesi di un assetto globale della Grande Parigi, periferie incluse. Un nuovo Rinascimento francese per quanto riguarda l'architettura, dal momento che «la produzione di cattiva architettura è uno degli indicatori di una società che funziona male». Per il nuovo presidente francese sarà proprio l'architettura a «dare una rappresentazione estetica di questo nuovo Rinascimento », perché a differenza delle altre arti, «l'architettura ha un'esposizione popolare immediata».
Ancora una volta arriva dal mondo della politica francese un segnale forte nei confronti dell'architettura: era già accaduto ben trent'anni fa con la legge sull'architettura varata dall'allora presidente Giscard Eistang. Un'esperienza pilota che aveva fatto scuola in tutt'Europa, soprattutto in tema di concorsi di progettazione, rispetto alla quale anche il nostro Paese non ha ancora deciso come procedere.
(...)
«L'architettura ha un ruolo primario nel destino individuale e collettivo degli uomini. Disegna le nostre mura, le nostre finestre, definisce il nostro ambiente di vita, orienta i nostri spostamenti, modifica i nostri rapporti con lo spazio e con gli altri»: in questo senso Sarkozy chiede agli architetti di cambiare il mondo e ai committenti, pubblici e privati, di sapersi preoccupare della qualità dei loro progetti, circondarsi di professionisti in veste di consulenti.
Insomma, una promozione dell'architettura a 360 gradi, presso acquirenti, promotori e sindaci, con l'intento di dimostrare che l'innovazione e la creatività non sono riservate a un'élite ma possono e devono essere accessibili all'intera popolazione.

 
 
 

 

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