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La carica delle star

 

Con concorsi o incarichi diretti il gotha dell'architettura in cima ai desideri di investitori e sindaci

Testata:
Il Sole 24Ore Progetti e Concorsi
 
Data:
22-10-2007
 
Autore:
Mauro Salerno
 
 
L'ultima trovata è del sindaco di Salerno Vincenzo De Luca: affidare a Frank Gehry il progetto di un termovalorizzatore. L'inceneritore auspicato dal sindaco per contribuire all'emergenza rifiuti che attanaglia la Campania, potrebbe così portare la firma dell'autore del Guggenheim di Bilbao: un modo per far digerire un progetto "scomodo" ai cittadini oppure, come rivendica De Luca, «un'occasione in più per realizzare un'opera d'arte» e allungare la lista delle architetture firmate «funzionali all'obiettivo di inserire Salerno in un circuito internazionale di turismo culturale, come avvenuto proprio a Bilbao ». Grazie a De Luca - che, va detto, ha impresso in tempi non sospetti una svolta verso l'architettura di qualità alla sua città, scegliendo spesso la strada dei concorsi - Salerno si è trasformata in una sorta di piccola Dubai del Mezzogiorno, dove a partire dal masterplen di Oriol Bohigas in questo momento lavorano a stretto contatto Zaha Hadid, David Chipperfield, Jean Nouvel, Ricardo Bofill, Massimiliano Fuksas e - Gehry a parte - sono in arrivo Santiago Calatrava (coinvolto in un project financing per il porto turistico di Arechi) e Richard Rogers, cui si vorrebbe affidare il nuovo stadio. L'esempio di De Luca, isolato fino a qualche anno fa, negli ultimi tempi sembra aver fatto scuola. Complici le grandi operazioni di trasformazione avviate in città come Milano o Roma - ma non solo - da Paese completamente ingessato, l'Italia si è trasformata in una sorta di nuova Mecca delle star dell'architettura internazionale. E non soltanto grazie alla conquista di contratti privati per incarico diretto. Con l'ultima vittoria a Reggio Calabria Zaha Hadid si è conquistata il titolo di regina dei waterfront del Sud (oltre a museo e centro polifuzionale sul chilometro più bello d'Italia è impegnata a Cagliari, per il Museo nuragico e a Salerno per la stazione marittima).
(...)
«La qualità - sottolinea Maria Claudia Clemente di Labics - non ha territorio. Nei concorsi dovrebbe vincere la qualità dei progetti non il nome dell'architetto: purtroppo questo non è sempre vero. Da fenomeno capace di innalzare la qualità delle architetture - aggiunge -, la caccia allo Star System si sta trasformando in una forma di marketing territoriale. ma bisogna tener presente che a generare ricadute economiche sono i bei progetti, non i bei nomi». L'anno scorso Roma ha ospitato una mostra («Laboratorio Italia») sui progetti stranieri in Italia. «Il tema delle archistar - dice Giovanni Leoni, tra i curatori di quell'iniziativa - riguarda soprattutto i grandi concorsi: eventi mediaticamente molto rilevanti, ma molto meno impattanti sulla trasformazione reale del Paese. Nel frattempo abbiamo assistito a un significativo innalzamento della qualità dell'architettura italiana. Bisognerà però interrogarsi sul fatto che che questi architetti non sono soltanto star mediatiche, ma anche professionisti dotati di strutture molto solide. Non sono però tantissimi - conclude - gli italiani che hanno capito che per emergere occorre dimostrare forza professionale».

2)
Gallione, CNAPPC: «Eliminare dai bandi i requisiti economici e quote per i giovani»
Via i requisiti economici dai bandi di concorso e quote riservate agli studi più giovani. Punta su questi due elementi-chiave la strategia del Consiglio nazionale degli architetti, per aprire il mercato della progettazione.
«Nella Direttiva europea 18/2004 che, su questo punto da noi è rimasta lettera morta - dice il vicepresidente Massimo Gallione - è scritto che i concorsi "sono", non "sarebbero" o "possono essere", le procedure che le amministrazioni devono seguire per assegnare i progetti. In Francia, Germania, Spagna l'hanno capito tanto che i concorsi sono 10 volte tanto quelli indetti in Italia. Torneremo alla carica sul Regolamento attuativo del Codice degli appalti, chiedendo al ministro Di Pietro, di inserire finalmente regole che premino la partecipazione dei giovani ai concorsi e incentivino davvero le amministrazioni a seguire la strada delle gare»
Spesso gli studi italiani sono tagliati fuori dalle gare per questioni di fatturato.
L'aspetto più rilevante è che rispetto agli altri Paesi europei di concorsi in Italia se ne fanno ancora troppo pochi. È vero però che quei pochi che si fanno sono banditi con regole che quasi impongono la scelta delle archistar. È un atteggiamento tipico di un mercato non ancora maturo: richiediamo requisiti economici esorbitanti, ingiustificati dal punto di vista dell'obiettivo di avere garanzie sullo svolgimento successivo della progettazione e ponendo un ostacolo alla concorrenza perché si riduce la competizione ai soliti pochi noti.
Cosa chiederete di inserire nel Regolamento?
Di ridurre la richiesta di requisisti economici. Non si capisce perché è necessario dimostrare di avere un fatturato di cinque volte superiore al valore dell'affidamento per riuscire a far bene un'opera. Un altro aspetto è quello di prevedere che una quota del 50% o di almeno un terzo dei partecipanti sia riservata a professionisti abilitati da meno di 10 anni.


 
 
 

 

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