Come sempre bisogna partire delle parole che usiamo e dalla loro origine antica. In latino, metiri, misurare, percorrere, e misura sono molto vicini al greco metis che significa prudenza, saggezza, e sapienza. Come dire che comprendere ed essere consapevoli equivale a conoscere la misura delle cose, la loro dimensione.
Misurare ha la stessa radice di mensis, mese, e in particolare mese lunare. Come dire che la misura primaria, originaria è quella del tempo che trascorre. Non siamo dunque lontani da quel che scriveva Giorgio de Santillana, geniale mitologo e al tempo stesso scienziato che lavorò per anni al Mit di Boston. De Santillana, nel suo libro fondamentale, Il Mulino di Amleto, parlava di un «Carro di Enmesarra» identificato dagli specialisti di astronomia babilonese con la costellazione omonima. Enmesarra è un nome eloquente: En. ME. SARRA è «Signore di tutti i me», ossia Signore delle «norme e misure»; è detto anche «Signore dell'Ordine del Mondo», «Signore dell'Universo e Colui che ha peso nel mondo infero», nonché «il sovrano del mondo infero». Lo stesso accade in Grecia, nella versione degli orfici e, da Esiodo e da altri, nelle versioni simili di Plutarco e Proclo: Kronos, divinità deputata al tempo, elargisce al figlio Zeus con paterna benevolenza «tutte le misure dell'intera creazione». E così nel mondo semitico: in arabo misura si dice qadr, e qaddara, misurare, significa anche determinare e decretare, ed è tra i verbi che esprimono la facoltà divina del dare a ciascuno quel che gli spetta secondo l'esatto computo, in questo tempo e nel tempo dell'aldilà. Questa lingua istituisce una parentela stretta tra misura, decreto e destino, tra miqdàr, cioè estensione nel tempo e nello spazio, qadar, cioè sorte, e al-Qadìr, l'Onnipotente. Però misura si dice anche qiyàs, che esprime appunto il rapporto tra una grandezza e una grandezza della stessa specie, e il primo che misurò il rapporto tra le cose e le loro grandezze fu Satana. Il tempo è forse la più percepita tra le cose misurabili, quella di cui siamo maggiormente consapevoli nella vita di ogni giorno. Da sempre, fin dal principio, la misura è stata percepita come misura del tempo; e per tributargli tutta la nostra stima l'abbiamo insignita del divino e anche del diabolico.
Platone aveva già diviso l'arte della Misura in due parti, situando nella prima le arti «che misurano il numero, la lunghezza, l'altezza, la larghezza e la velocità in rapporto ai loro contrari», e nella seconda «le arti che misurano il rapporto al giusto mezzo, al conveniente, all'opportuno, al doveroso e insomma a quelle determinazioni che stanno nel mezzo tra due estremi». Cioè aveva distinto tra numeri e comportamenti, e in fondo è quello che facciamo noi quasi senza rendercene conto, da una parte diciamo misura come quantità e quantitativo, rilevamento, valutazione, stima ed eventualmente giudizio, e dall'altra intendiamo una regola della condotta prudente, una disciplina e un ordine, un condursi "con misura", appunto. E lo stesso pensò Aristotele, misura è da una parte il rapporto tra una grandezza e l'unità e dall'altra è il criterio o il canone del vero, cioè il bene, la medietà come quintessenza della virtù etica.
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