Stanno sparendo anche loro, i paracarri. Non ci sono più carri, che ci stanno a fare? Niente, ma sono amici del tempo e della città. Alcuni sono belli. «Il paracarro nasce romano e papale. Un segnale autoritario e scultoreo, che presidiava i portoni nobili e gli angoli delle piazze trafficate dalle carrozze», ricorda Gianni Perotti, cercatore di «oggetti urbani» e di quelle piccole storie che rimangono discrete allo sguardo. Li disegnavano persino Bernini e Borromini, ora sono ancora ai margini delle strade, talvolta come scomode barriere architettoniche. «Ma sopravvivono, anche nei cortili interni di palazzi e davanti a nobili portoni. Paracarri scultorei in via Montebello, di fronte alla Biblioteca Sormani; trenta di fianco a Palazzo Litta, altri segnano il quadrilatero della moda; in corso Venezia (Palazzo Serbelloni, di fronte al Seminario), in via Bigli, in via Torino di fronte a San Sisto...».