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Concorsi dominati da star e accademici: la «fatica» dei più giovani

 

Difficile per gli studi emergenti farsi largo nelle competizioni pubbliche di maggiore interesse

Testata:
Il Sole 24Ore Progetti e Concorsi
 
Data:
05-11-2007
 
Autore:
Paola Pierotti
 
 
Nei concorsi bisogna credere per forza. È l'unico modo per affermarsi». Così Gianluca Peluffo, partner dei 5+1AA, che conta 30-40 persone e che in questi giorni sta per aprire una terza sede a Parigi (dopo Genova e Milano), sostiene il sistema dei concorsi, nonostante le numerose ed evidenti debolezze. Sono loro, i 5+1AA, in testa alla classifica di chi in Italia, investe di più nelle competizioni.
«Si inizia con le piazze dei paesi, delle città, per poi tentare le gare internazionali, sempre avendo come obiettivo il costruire. Inizialmente - aggiunge Peluffo - è utile anche creare delle cordate, ma poi si deve avere il coraggio di camminare con le proprie gambe».
Negli ultimi anni è cresciuto il numero delle competizioni, di conseguenza sono aumentate le possibilità soprattutto per chi deve emergere. Come una sorta di "audizione", i concorsi introducono nuove leve, favorite dalle speciali competenze in termini di rappresentazione delle idee, che nei concorsi rimane fondamentale.
Alcuni studi della «nuova architettura» come T studio, Archea, Ipostudio, Camerana, Vaccarini, Botticini e Labics, seppur già inseriti nel mercato delle costruzioni, continuano a partecipare alle gare, come occasione di sperimentazione ma soprattutto di nuove chance concrete. Non più principianti, questi architetti non partecipano a 360 gradi a qualsiasi competizione: valutano attentamente i bandi, le giurie, le condizioni al contorno, talvolta rifiutando anche la partecipazione a consultazioni ritenute poco interessanti, in termini economici o qualitativi. (...)
«In dieci anni le cose sono cambiate: negli anni '90 siamo partiti da zero - spiega Peluffo -, gli stranieri hanno dato un'iniezione di adrenalina che ha fatto risorgere un'architettura che stava morendo, ora spetta alle istituzioni pubbliche, ai privati e alle riviste mettere in piedi un sistema strutturato che con una cura ricostituente potenzi l'organizzazione degli studi e faccia promozione della nuova architettura in Italia e anche all'estero». I quarantenni spagnoli, olandesi, inglesi, francesi si sono affermati anche grazie a istituzioni nazionali che hanno fatto promozione. Così anche in Italia gli studi sognano una struttura in grado di controllare i concorsi a tutti i livelli, dai bandi alle giurie; una struttura che faccia da supervisor evitando concorsi annullati, senza esito o con risultati «improponibili». (...)


Mario Cucinella: «Rimborsi più alti se si vuole qualità».

Per gli architetti il sistema dei concorsi è uno strumento di lavoro. Ogni anno il mio studio partecipa a 10-15 gare, in parte in Italia e in parte all'estero: per noi i concorsi rimangono una via importante per portare a casa nuovi incarichi».
Ormai affermato, in Italia e all'estero, l'architetto bolognese Mario Cucinella conferma la fiducia nel sistema competitivo, ma punta il dito contro le giurie «con palesi intrecci tra mondo accademico e professionale», contro «bandi deboli e pressapochisti e rimborsi spesa inadeguati», e ancora contro l'incertezza del post-concorso: «Purtroppo - dice - diversamente da quanto accade all'estero, spesso in Italia vincere un concorso diventa un problema più che un'occasione di lavoro». (...)
Quali sono gli indicatori di un buon bando di gara?
Oltre al rimborso spese, la composizione delle giurie.

 
 
 

 

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