Era nato come quartiere operaio modello, il primo di Milano, ma a oltre cento anni dall'arrivo degli inquilini, le case di via Solari 40 non sono più "le dimore comode e sane" ideate dal fondatore della Società Umanitaria, Prospero Moisè Loira. Gronde e cornicioni pericolanti, infiltrazioni d'acqua, soffitte invase da zecche e guano, gli stabili non hanno più niente a che vedere con le condizioni abitative che avrebbero dovuto «favorire l'elevazione mentale e morale degli operai». Undicimila metri quadrati di terreno, duecento appartamenti di cui centoquaranta regolarmente abitati, una trentina non agibili e altrettanti occupati, il tutto distribuito in due lotti. A fare del quartiere un vero gioiello di architettura e di housing sociale, fu il lavoro di Giovanni Broglio, "l'architetto dei poveri" poi medaglia d'oro del Comune: ogni appartamento con il bagno, il condotto dell'immondizia, l'acqua potabile e il balcone. Ma dagli anni Ottanta, quando Umanitaria e Cooperativa inquilini hanno ceduto la proprietà e la gestione degli immobili al Comune, i lavori di ristrutturazione non sono stati moltissimi. Fra il 2001 e il 2002 sono state rimesse a posto tre palazzine, poi seguite da altre quattro del lotto est. Ma si è trattato di sola manutenzione esterna, alle facciate. Altre volte poi, lavori non accurati hanno causato addirittura danni. (...)
Giovanni Verga, assessore alla casa, assicura: «Si partirà nel 2008, valorizzeremo il quartiere come spazio abitativo e di apertura al sociale». Intanto però, all'Arci che ha sede nel cortile non è sotto rinnovato il contratto e la bocciofila è diventata una discarica. Fra le erbacce e i rifiuti spuntano ancora rullo e segnapunti.