Caro direttore, il convegno "Sos ambiente", organizzato ad Assisi dal Fondo per l'ambiente italiano (Fai), ha avuto un'attenzione mediatica maggiore di quella abitualmente prestata al tema del paesaggio. Particolare rilievo è stato dato alla parte dell'intervento del ministro Francesco Rutelli sulla scarsa qualità della progettazione in Italia, nei titoli ridotta allo slogan "Basta con i geometri. Più spazio agli architetti". La questione merita di essere approfondita. Magari gli scempi del paesaggio potessero essere evitati sostituendo ai geometri gli architetti. Se così fosse, potremmo acquietare le nostre coscienze ricordando che il governo regionale pugliese, primo in Italia, accogliendo una proposta degli ordini professionali ha approvato un disegno di legge sulla qualità delle opere di architettura che ne riconosce il pubblico interesse e promuove i concorsi di idee e di progettazione considerandoli essenziali per migliorare la qualità dell'ambiente. Vi è chi, come l'architetto paesaggista tedesco Andreas Kipar, attribuisce le colpe non ai geometri ma all'insensibilità sociale. E chi, come la presidente del Fai, Giulia Maria Crespi, alla mancanza di una strategia volta a coniugare tutela paesaggistica e sviluppo economico, confermata dalla modesta quota di Pil destinata al settore. In verità, la mancanza di sensibilità per i valori del paesaggio e di una coerente strategia di tutela ha accomunato, in modi e tempi diversi, tutti i livelli di governo. Dunque, affidare la soluzione del problema a una mera redistribuzione di poteri dalle regioni allo Stato, dai comuni alle regioni e così via, come peraltro alcune modifiche legislative in corso prevedono, appare semplicistico quanto mettere gli architetti al posto dei geometri.
Il rischio, peraltro, è acuire conflitti e incertezze operative e far crescere il lavoro dei tribunali.
Ritenendo le colpe della distruzione del paesaggio non circoscrivibili a singole categorie o livelli istituzionali, ma assai diffuse nel paese e sicuramente legate al tipo di sviluppo perseguito, lo sforzo che stiamo compiendo in Puglia consiste nell'affrontare il problema alla radice, costruendo una strategia condivisa che consideri il paesaggio il principale bene patrimoniale per realizzare un futuro socioeconomico durevole e sostenibile per la comunità regionale.
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(L'autore è assessore regionale all'Assetto del territorio)