Quale contemporaneità si prefigura per il centro storico? Sì, abbiamo ancora crolli, problemi di sopravvivenza (i senza casa), bisogni primari da risolvere definitivamente, ma non possiamo certo perdere l'occasione dell'aggiornamento e della revisione del piano particolareggiato uscente e della scelta, in atto, di chi dovrà indirizzarlo su tutti i fronti. E dobbiamo porci alcune domande. Anzitutto: quale visione attuale abbiamo per questo tessuto storico dalle grandi potenzialità urbane, qualità rare in una città la cui "modernità" è stata ed è un vero disastro? Perché una certezza ci deve essere data: quella che si stiano creando le giuste premesse per rendere realmente "attuale" una porzione di città fondamentale per la contemporaneità dell'intera Palermo.
Poiché la città è dei cittadini e ne è macroscopico riflesso, il grado di contemporaneità che il centro storico potrà raggiungere non può essere stabilito che in accordo con chi vive a Palermo. (...)
Ma, per partecipare, la cittadinanza deve essere informata e sensibilizzata, e soprattutto deve avere chiare le alternative, se no che scelta è?
Un cruciale bivio che si configura ancora una volta, e in questo l' indirizzo dei consulenti ricercati dal bando emesso e di chi li sceglierà risulta fondamentale, è: conservazione a oltranza o apertura al nuovo? Riconfigurare quello che c' è avendo a modello una Palermo del passato, come disposto dallo scaduto piano, oppure introdurre anche spazi, forme e linguaggi del presente? Bel quesito. (...)
I dubbi sono tanti. Ma si annullerebbero fino a tramutarsi in certezze se fossimo rassicurati sulla qualità con cui si pensa di condurre il tutto. Ma non a parole, nei fatti. Qualità innanzitutto da parte dell'amministrazione, che deve rendere note a tutti le intenzioni e le azioni previste con incontri, mostre, dibattiti. Qualità richiesta ai cittadini, che con responsabilità devono partecipare - non possiamo solo lamentarci - proponendo, vigilando, criticando se necessario e soprattutto ottenendo. Qualità da parte delle istituzioni formative e culturali, quali per esempio l' Università, delle categorie professionali interessate e dei loro Ordini, che devono affiancare i vari passaggi di questo processo con una partecipazione diretta o, se questo non fosse possibile, almeno con un dibattito culturale che chi fa le scelte operative non potrà non prendere in considerazione. Qualità poi dell' architettura, che dovrebbe essere comunque la protagonista di questo nuovo piano. (...)
Ma chi stabilisce allora lo standard di questa qualità invocata e chi o cosa lo può concretamente assicurare? In realtà non c' è alcuna legge, regola o manuale che possa garantire un costruire di qualità, perché esso attiene a un' esigenza comune, un comportamento condiviso. è possibile però fare delle scelte per ottenere il risultato sperato. E queste sono la trasparenza delle procedure, i processi di conoscenza e di sensibilizzazione, la partecipazione e il controllo dei cittadini, il confronto con l' esperienza di altre città. Il coinvolgimento di professionisti liberi di proporre la loro qualità. I concorsi, non solo di idee, che forniscono una grande quantità di soluzioni per un solo problema. La qualità, infine, la assicurano le scelte, da parte di tutti, senza tornaconti personali, e con unico presupposto il reale bene della collettività.