I beni culturali? La nuova frontiera dello sviluppo economico. Dopo la grande industria e la piccola media impresa è il momento della cultura, bene di inestimabile valore da far uscire una volta per tutte dal proprio guscio. Per metterla nel mercato. Investimento, indotto, impresa. Il valore del bene culturale è anche questo. E la svolta è vicina. Ne è convinto Maurizio Cecconi, direttore del Salone dei Beni Culturali di Venezia, al via oggi al Terminal Passeggeri per una tre giorni fitta di appuntamenti e spunti di riflessione.
«Ovunque, in Italia e all'estero, si comincia a prendere atto consapevolmente di questo rapporto- spiega -; ai beni culturali sono legati il paesaggio, l'agricoltura, la gastronomia, l'artigianato di un luogo. Un indotto economico di vasta portata che si aggiunge alle positive ricadute dovute alla gestione diretta». E' questa, secondo Cecconi, amministratore delegato di Villaggio Globale, la strada da percorrere, il futuro dei beni culturali e dello stesso salone veneziano. Non una semplice vetrina per espositori ed enti pubblici e privati, ma una «chiave di lettura», uno spunto di riflessione per capire, conoscere e applicare. Al passo con i tempi e la tecnologia: «Immagino il salone di Venezia sempre più come un grande viaggio nell'innovazione», spiega ancora Cecconi. (...) Al restauro dei beni culturali è invece dedicato «Restaura», il Salone promosso dal Ministero per i Beni e le Attività culturali, presente a Venezia con uno spazio quest'anno raddoppiato.