«Milano è la città che ha meno coscienza e rispetto del suo grande passato urbano e monumentale». Carla Di Francesco, 56 anni, lascia la direzione regionale ai Beni culturali per diventare direttore generale del ministero alla Qualità e tutela del paesaggio per l'architettura e l'arte contemporanea. A pochi giorni dal suo trasloco da Milano attacca la politica dei parcheggi che «attirerà traffico e smog» e la scelta di fare crescere la città in altezza con «forme non italiane».
«L'autorizzazione su tutte che più ha provocato rammarico è stata quella per la costruzione del parcheggio in Darsena».
Dopo sette anni e mezzo Carla Di Francesco, 56 anni, il 1˚ gennaio lascia la direzione regionale ai Beni culturali. È stata promossa direttore generale del ministero alla Qualità e tutela del paesaggio per l'architettura e l'arte contemporanea. Al suo posto arriva Gino Famiglietti.
Facciamo un bilancio?
«Se dobbiamo (ride, ndr) ».
Le polemiche sono iniziate con il restauro del Teatro alla Scala e continuano oggi con box interrati e nuovi quartieri.
«Guardi, il progetto Scala è stato estremamente gratificante».
Ma sollevò molte critiche.
«Qui sono di casa. In quel caso, poi, si toccava il cuore della cultura, c'era da aspettarselo».
E oggi? Celentano contro gli ecomostri, comitati contro i box. Pure il suo ruolo di controllo e garanzia è stato messo sotto accusa.
«Il mio era un ruolo di coordinamento, sono le Soprintendenze ad autorizzare i progetti...».
Ma ora può dare un giudizio.
«Allora dirò che Milano, rispetto ad altre città, è quella che ha meno coscienza e rispetto del suo grande passato urbano e monumentale».
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