La domanda che alla fine della vicenda rimane sospesa è: ma le regole, in un regime di «eterna» emergenza, devono essere rispettate o ci si deve sempre affidare alla deroga, alla proroga, al condono?
Il caso italiano di questa estate è significativo per chi ha, come gli architetti, idee chiare e volontà per portarle avanti.
Il Dipartimento della Protezione Civile del Ministero dell'Interno all'inizio di luglio convoca i rappresentanti dei consigli nazionali dei professionisti tecnici per raggiungere un protocollo d'intesa «come segno di sensibilità e responsabilità » con il quale si vincolino i professionisti incaricati ai lavori di ricostruzione e recupero delle opere pubbliche e private danneggiate dagli eventi sismici iniziati il 26 settembre 1997 nelle regioni Marche e Umbria, a ridurre in sostanza del 20% gli onorari già ridotti per legge, a non applicare le maggiorazioni tariffarie per incarichi parziali, a stabilire un contenimento di determinate percentuali di spese tecniche escludendo la facoltà di ricorrere all'arbitrato.
Il documento, il protocollo d'intesa non è vincolante ma è da considerarsi come atto di indirizzo anche se, come avrà modo di scrivere il sottosegretario prof. Franco Barberi, «I singoli professionisti che si dichiarassero - legittimamente - indisponibili ad adeguarsi a quanto contenuto nel protocollo, lasciano - altrettanto legittimamente - piena libertà ai committenti di valutare l'opportunità di rivolgersi ad altro soggetto disponibile, invece, ad uniformarsi alle indicazioni sottoscritte dal proprio ordine in sede nazionale».